Secondo i dati raccolti dal dipartimento statistico della società Knight Frank, nel primo semestre 2015 i prezzi in rubli delle locazioni residenziali a Mosca hanno registrato un roboante -41,9%, il che rappresenta un vero e proprio record su scala mondiale per la capitale della Federazione Russa.

 

Per quanto concerne gli appartamenti di pregio, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso i canoni in rubli  sono calati circa del 15% e, cosa ancora più significativa, anche su questo segmento oramai i proprietari hanno dovuto rassegnarsi (nell’80% dei casi) a passare a canoni fissati in rubli, anziché in valuta.

Molti addetti ai lavori ed osservatori del mercato immobiliare sono inclini a pensare che nella fascia alta del segmento residenziale i valori delle locazioni siano destinati a scendere ulteriormente nei prossimi mesi come conseguenza del gran numero di stranieri che hanno lasciato il paese, dei quali la maggior parte poteva contare su un alto reddito oppure su sostanziosi budget messi a disposizione dalla rispettive aziende.

Questa difatti era la clientela di riferimento per gli appartamenti di lusso o riconducibili alla cosiddetta classe “business”.

Dati resi noti da altre società di consulenza evidenziano come da settembre si sia palesata una riduzione generale nel numero complessivo degli stranieri in cerca di appartamenti in affitto nella capitale. Se prima difatti la loro quota era pari praticamente al 50%, ora si è scesi a circa il 35% del totale. Di questi, 1 su 5 sono in realtà migranti dall’Asia Centrale o da altri paesi limitrofi con budget limitati e che di solito optano per l’affitto di stanze fino a 15.000 RUB/mese oppure di ampi appartamenti entro i 40.000 RUB/mese dove si insediano poi una molteplicità di nuclei familiari o interi gruppi di operai.

Nel segmento delle locazioni residenziali di categoria “business” o “elite” tra settembre e ottobre solo il 12% della domanda proveniva da clientela straniera. Di questa, il 7% riguardava cittadini europei ed il resto soprattutto turchi, cinesi e coreani. In questo caso trattasi soprattutto di imprenditori che considerano soluzioni di affitto costose in complessi di recente costruzione.

Indubbiamente il protrarsi della situazione sopra descritta potrebbe col tempo contribuire al quasi totale abbandono dei canoni fissati in valuta oltre che ad un ulteriore ribasso generale dei canoni d’affitto in virtù sia del rarefarsi (in termini numerici assoluti) della domanda, che di disponibilità finanziarie più limitate da parte dei potenziali inquilini.

 

Alessandro Alessio
a.alessio@regens-international.com

Post correlati

Commenti

commenti