Antonio Morabito, dopo la proiezione del suo “Il venditore di medicine”, ha condiviso con il pubblico russo alcuni pensieri su cosa renda la sua pellicola un vero e proprio “atto civile”.

In breve, la trama: Bruno è un informatore scientifico, la cui azienda (la Zafer) sta vivendo un momento difficile. Pur di non perdere il posto di lavoro, Bruno scende a pesanti compromessi, diventando l’ultimo anello nella catena del ‘comparaggio’, una pratica illegale che la Zafer, come altre case farmaceutiche, attua, per convincere i medici a prescrivere i propri farmaci.

- Come hai fatto a convincere anche Marco Travaglio a partecipare al film, ma soprattutto a fargli interpretare un personaggio palesemente corrotto? 

- È stato divertente e non ho affatto dovuto convincerlo: quando ha ricevuto l’invito, ha accettato subito. Poi, ovviamente, fargli interpretare un medico corrotto è stato un po’ sadico…

- Ciò che mostri nel tuo film, a quanto pare, non dipende molto dalla società, bensì dall’interno dell’uomo: lo si vede nel personaggio interpretato da Claudio Santamaria.
Credi sia corretto dire così?

- Non proprio: il problema è il sistema. Ho scelto l’ambiente farmaceutico perché ha una caratteristica unica: il farmaco non è una merce come le altre, che deve essere inserita in una macchina come un bullone. E infatti servono dinamiche particolari a farle funzionare…

- Nel film, sembrava di riconoscere alcuni ospedali italiani…

- Sì, e mi dispiace, perché ciò che avviene potrebbe succedere in qualsiasi altro posto del mondo.

- Per te, forse, non è un segreto che i russi amino tanto l’Italia. E nel film si sente spesso ripetere: “Povera Italia, Povera Italia”. Si trova d’accordo con queste battute o possiamo sperare ancora?

- “Povera Italia” è il leitmotif che sentiamo dire da persone che in realtà non fanno niente per togliere la povertà dall’Italia. Io sono profondamente ottimista. Non si capisce dal film? Secondo me l’ottimismo non è far finta che in realtà le cose non stiano come stanno. Prendere coscienza delle cose che non vanno bene è il primo passo verso il cambiamento concreto.

 

 

 

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