Chiara Pascarella è una delle poche donne imprenditrici italiane che hanno ottenuto un forte successo a Mosca. È innamorata della terra russa e sta trasformando il modo di vivere dei moscoviti, facendolo diventare più italiano attraverso la sua società, il cui nome anticipa il suo carattere internazionale: “Dasiyes”, che significa”sì” in tre lingue: russo, italiano e inglese.

Ci siamo incontrate in uno dei locali con cui collabora. Nonostante la fatica accumulata durante l’ultima giornata lavorativa, e il continuo posticiparsi delle tanto attese vacanze, che si protrae da due mesi, Chiara si è presentata all’incontro vitale e allegra come sempre. Con la nostra intervista abbiamo cercato di capire perché una ragazza che ha raggiunto Mosca ha deciso di abbandonare il suo ruolo di dipendente per intraprendere un percorso imprenditoriale.

Come mai fra tutti i paesi del mondo hai scelto la Russia?

- Sono arrivata in Russia 6 anni fa come responsabile internazionale PR di Indesit company. Durante il periodo dell’inaugurazione dei magazzini a Lipetsk vivevo tra Lipetsk e Mosca. Mi dovevo occupare anche delle relazioni con il governo locale.  Avrei dovuto restare in Russia solo per due mesi, ma sono passati nove mesi prima che mi chiedessero di rientrare in Italia. Il progetto si è dilungato e non riuscivo a trovare un PR locale. Prima lavoravo in Italia, ma quando abbiamo licenziato un PR locale ho dovuto raggiungere la Russia per assumerne uno nuovo. Non era affatto un compito semplice. A quel tempo il livello medio nel campo del PR era molto basso, mentre il mercato russo per la Indesit era uno tra i più importanti. Quindi sono rimasta in Russia più del dovuto. Nel frattempo mi sono “affezionata” a Mosca e non riuscivo più stare a Milano. Milano mi stava stretta. Io finivo di lavorare alle 21.30 e tutti i negozi erano chiusi. Non potevo vivere, non c’era nessun posto dove andare, non potevo fare la spesa…  passavo la mia vita in ufficio. Nonostante quel che pensano tutti, c’è poca vita sociale a Milano. Non è così divertente vivere lì.

- Ma sai, in molti dicono la stessa cosa di Mosca. Si lamentano del fatto che quo si lavora tanto, quando si esce dal lavoro, poi, si perdono almeno due ore immersi nel traffico e quando finalmente arrivi a casa non hai più voglia di uscire…

- Ma non è vero! Certo, c’è molto traffico. Per questo io prendo la metro. Non riesco a stare tre ore in macchina. Io ho un autista personale, ma non lo utilizzo quasi mai. Per esempio, oggi sono stata in sette appuntamenti. Sette appuntamenti in una giornata con la macchina non li potrei mai fare a Mosca. Con metropolitana, invece, sì.

Quello che mi piace di Mosca è che se qui finisci di lavorare alle tre di notte, trovi i supermercati, i solarium, anche i parrucchieri aperti!!! A Milano tutto questo e’ impossibile. Lì bisogna adattarsi alla vita milanese: esci dall’ufficio alle sei e vai a farti l’aperitivo. Per me, come per ogni altro manager di alto livello, finire di lavorare alle sei era impossibile. Per me Mosca vince su Milano alla grande, per la vita notturna, per i servizi…

- Da quanto tempo lavori nelle pubbliche relazioni?

Mi sono laureata in scienze politiche perché volevo fare la giornalista. Quindi ho iniziato ha lavorare per giornali locali, ma non mi è piaciuto perché il giornalismo è totalmente politicizzato in Italia, e quell’ambito lavorativo ha smesso di interessarmi. Dopo la laurea in scienze politiche, ho fatto un Master in Business Administration ed ho preso due specializzazioni – una in marketing e una in sociologia. Poi sono stata assunta in Indesit, inizialmente nel settore new media (Intranet, Internet, sviluppo di nuovi sistemi di comunicazione ecc.). Il punto di svolta è stato quando ho raggiunto la Russia e ho deciso di rimanerci. Nello stesso momento ho ricevuta un’offerta dall’azienda che mi faceva da consulente finanziario personale. Mi hanno detto: “Guarda, una parte della nostra società si interessa ai clienti V.I.P. Non ti interesserebbe lavorare in finanza?”. Io e la finanza? Ma non c’entro nulla con la finanza! Però era un’opportunità per vivere in Russia, conoscere meglio il mercato, la lingua russa. E, in generale, per partecipare allo sviluppo della Russia. E allora mi sono detta: “Proviamo. Mal che vada …”. Intanto, Indeist in quel periodo non viveva un periodo fiorente, erano stati fatti dei passi indietro e io ero disposta a continuare a lavorare per loro solo continuando l’ìesperienza russa, anche se con una posizione più bassa. Ma loro me lo hanno negato. Volevano che rimanessi a Milano. Quindi, mi sono licenziata e ho cominciato a lavorare per Capital Group a Mosca per altri due anni e mezzo. Nel frattempo ho costruito quello che avrei voluto fare successivamente e poi ho aperto la mia società. In questo periodo compie quattro anni.

Dimmi il tuo segreto! Come sei riuscita a fare carriera così velocemente, essendo ancora giovane, non solo in Russia ma anche in Italia, dove al momento se non hai 35-40 anni non puoi ottenere una posizione alta?

Magari perché sono in gamba (ride). Ma non è affatto impossibile! Chi si impegna, può avere successo. Io, per esempio, nella mia vita non faccio altro che studiare. Anche adesso. Studio dalla mattina alla sera. Se c’è qualcosa di nuovo, io mi documento, prendo i libri, incontro esperti. Anche quando ero all’università, all’inizio degli studi, tutti avevano un libro solo, io ne prendevo 10 – per capire la materia. Perché secondo me, quando capisci a fondo le cose, puoi gestirle. E questo è il segreto del successo: riuscire a gestire le cose.

Ma secondo te si possono gestire tante cose insieme? 

Dipende dalle persone. Io ci riesco perché l’ho preso da mia madre, che riesce a gestire un miliardo di attività insieme. Credo che le donne ci riescano di più perché noi siamo abituate a gestire famiglia, lavoro, amici e tante altre cose. Ma tutto dipende dalla personalità, bisogna essere molto flessibile e lavorare tanto. La mia società  adesso ha tre divisioni e le gestisco tutte e tre insieme, oltre a gestire la mia vita personale.  Una è l’agenzia PR che offre i vari servizi alle società straniere che vogliono la visibilità in Russia, Kazakistan e Ucraina: dai media relations fino alla gestione dei social network, dai focus-group alle analisi qualitative. La seconda divisione è la Nightlife consulting che si occupa della gestione dell’immagine di locali esclusivi di Mosca (abbiamo fatto qualche lancio di locali, lavoriamo con Ginza e gli altri massimi esponenti tra i club di Mosca). Poi, la terza divisione, sono i servizi di lusso italiani che sono principalmente dedicati alla clientela russa anche se abbiamo dei clienti internazionali: tedeschi, francesi, americani.  Offriamo vari servizi, come il personal chef (in genere qui a Mosca), o personal shopper, piuttosto, che insegnanti di italiano (governanti) per i bambini, fashion stylist per avere un’immagine italiana, corsi di etichetta. Parliamo di quello che conosciamo. Siamo l’unica società di servizi di lusso italiani a Mosca gestita dagli italiani. Queste tre divisioni in realtà hanno molto spesso dei clienti in comune.

Tra i tuoi clienti moscoviti ci sono persone con “la puzza sotto il naso”, ricchi che non sanno comportarsi, come i cosiddetti “nuovi russi” degli anni 90?

- Per fortuna tutti i miei clienti sono molto gentili. Con tanti di loro abbiamo un rapporto di amicizia più che un rapporto di lavoro. Almeno per una parte che riguarda i servizi di lusso. Per fortuna, ho anche una possibilità di scegliere. Se il cliente non ci piace mentre lavoriamo con lui, la prossima volta il nostro servizio non l’offriremo più. Magari all’inizio si accettavano un po’ tutti i clienti senza fare troppa selezione ma ora non è più così.

-  Se non è un segreto, puoi dirci se tra i tuoi clienti ci sono più  imprenditori, investitori, gente dal business, oppure nostre autorità che vogliono vivere all’italiana? 

Sono TOP-manager, politici, personaggi di spettacolo. Sono in tanti che amano andare in Italia. Possiamo dire che la metà della fascia alta di Mosca si sposta tra l’Italia e la Costa Azzurra. Forse vi piaciamo molto perché non siamo tanto lontani da voi come caratteristiche del popolo. Poi, tra l’altro, io venendo dal Sud (sono di Caserta), mi sento ancora più vicina ai russi. Perché noi al sud abbiamo quest’abitudine di divertirci tutti insieme, sederci a tavola e mangiare in 20 persone. Siamo chiassosi e rumorosi, sia i russi che gli italiani del sud. Invece, magari, gli italiani del nord sono più simili ai tedeschi, agli austriaci, agli svizzeri. Un po’ più formali… non possono legare facilmente con i russi che sono meno formali rispetto a loro.

- Certo che siamo meno formali. Hai mai provato a fare gli affari in sauna con una bottiglia di vodka? :)

Tutti i miei amici che sono qui da anni e che si occupano delle società italiane o straniere mi dicono che chiudono tutti i contratti così: in sauna. Io non sono mai stata in una “banja” per quanto mi invitino le mie amiche. Di solito le dico: “Ci vado, ci vado”. Ma poi non posso, preferisco altri modi di rilassarmi perché non sopporto molto il caldo.

- Nella tua società hai dei soci russi o italiani?

No, la società è tutta mia. Con me lavorano altre  10 persone fisse tra cui una persona a Kiev, una a San Pietroburgo, una ad Almaty e una persona a New York.

- Ma la tua società è stata registrata in Russia? 

- Sì, l’ho potuto fare perché ho il premesso di soggiorno in Russia.

- Quando sei venuta in Russia per la prima volta, il russo (che ora parli benissimo) l’avevi già studiato?

- No, non l’avevo mai studiato, ma, diciamo, che rispetto agli altri italiani che stanno qui l’ho imparato molto in fretta. Dopo sei mesi in Russia lo parlavo già. Ho scelto di rinchiudermi in un mondo russo. Non uscivo molto con gli stranieri, uscivo molto di più con i russi. All’inizio non capivo il 100 % di quello che mi dicevano, poi il 70, poi il 50, poi il 30 e così via. A casa avevo solo la TV russa. Anche adesso non ho la TV italiana anche se non ho tempo per guardarla in generale. A volte succede che guardo quello che trasmette il primo canale (“Pervy canal”) oppure che accendo la televisione quando i miei amici o i miei clienti mi dicono: “Guarda che sono in TV!”

- E se hai il tempo per leggere, cosa preferisci? 

- Non ho letto tanto in lingua russa. I classici, poi qualcuno moderno, come Ulitskaja, ma in genere amo gli scrittori sudamericani o spagnoli.

- Mai pensato di trasferirti lì? Per esempio, in Brasile. Si dice che qua la società civile, nonostante il forte sviluppo economico, non cresce.  

- No, non penso che non cresce. Adesso ci sono dei cambiamenti. Ma la Russia sta vivendo un periodo ancora abbastanza difficile. È in transizione tra il mondo sovietico e quello moderno. E, quindi, c’è questo scontro continuo che porta confusione un po’ in tutti. In realtà quelli che parlano dell’inciviltà a Mosca sono i primi incivili. Molti stranieri si comportano a Mosca come mai si comporterebbero a casa loro. Quindi, prima di giudicare dovrebbe guardare un attimo a sé stessi, pensare a come ci si comporta.

- Nel gruppo su Facebook “Italiani a Mosca”  hai scritto che Mosca non è fatta per una famiglia, che è una società per un uomo single strapagato dalla sua azienda…

- Intendevo che è una società per il lavoro, per il business. Non è una società per la famiglia. Come non lo sono  New York, Parigi, altre grandi città che non sono fatte per la famiglia, per i bambini. Questo è il mio punto di vista. Ci sono città più verdi, con più parchi, come Amsterdam.  A Mosca c’è un inquinamento spaventoso, per andare da una parte all’altra ci vogliono tre ore di macchina, ed è difficile portare un bambino in metro. Per chi ricorda che sta qui per affari, è un posto fantastico. Ma se no…  può mette a dura prova una coppia, con bambini o senza, come ho scritto io. Perché è stressante. Se vivi qua lavori tutto il giorno mentre hai tante tentazioni fuori. Quindi, è un posto per i single…

- Tanti locali, tanta scelta delle ragazze…

- Anche di ragazzi ce ne sono tanti. Le straniere qua fanno faville perché sono esotiche…

- È il posto adatto, secondo te, per fare carriera anche per le donne? Oppure no? Perche mi sorprende il fatto che tra gli italiani che lavorano a Mosca ci siano pochissime donne. 

- È più difficile, da un lato, perché quella russa è una società maschilista. La donna viene spesso vista come una persona meno intelligente, meno preparata. Quindi, devi lavorare il doppio. Non che in Italia sia tanto diverso. Il mondo è sempre un po’ maschilista. Nella maggior parte dei paesi del mondo la donna deve impegnarsi di più per farsi la strada rispetto all’uomo. Se poi lei è anche un minimo carina, ancora peggio.  Perché sembra che l’essere carina sia un minus nel lavoro (viene sempre fatta l’associazione carina=stupida). Dall’altro lato, per quanto riguarda le straniere, molte delle mie amiche dicevano che soffrivano sempre della competizione con la bellezza russa. Si demoralizzano e vanno via. Io, personalmente, non ho mai vissuto questo problema perché non sono venuta qui per trovarmi un uomo. Quindi, per me non è un problema se i ragazzi guardano le ragazze russe. Tra l’altro, ho il compagno russo e, diciamo, tra gli stranieri e russi, preferisco i russi.

- Perché? 

Innanzitutto, gli uomini russi sono estremamente galanti. Gli italiani fanno tante chiacchiere. I russi, invece, fanno gesti galanti, veramente molto belli. L’ho visto non soltanto con il mio compagno ma anche con gli amici russi che ho. Poi, sono molto più responsabili. Per un uomo russo una donna deve essere protetta, preservata. Invece, l’uomo italiano si è un po’ adagiato sull’idea che siamo uguali. La donna si comporta un po’ come un uomo. L’uomo si comporta un po’ come una donna. I ruoli sono poco definiti in Italia. Invece, in Russia sono molto definiti, e questa cosa mi piace. Poi, per carità, tutte le popolazioni hanno i loro difetti, uomini, donne, dipende dalla persona.

- Tu quando pensi di andartene dalla Russia? O non ci pensi proprio?

- Non ci penso. Non lo so. Sicuramente, avendo la mia società qui non si tratta di andar via domani. Per ritornare in Italia? Non lo so, sicuramente mi farebbe piacere stare più vicina ai miei genitori. Vorrei riuscire a gestire più tempo tra l’Italia e la Russia. Al momento mi viene difficile andarmene, perché, per fortuna, il business cresce. E se devo scegliere tra le mie ferie e le ferie dei miei dipendenti, rinuncio alle mie, e loro vanno in vacanza.

- Una cosa che ti piace di Mosca e una che non ti piace per niente?

- Sono tante le cose che mi piacciano. I russi (ride) … forse, una delle cose che mi piacciono di più. Una cosa che mi piace meno … l’inquinamento delle macchine, l’acqua nella Moscova. Sono un’ambientalista (partecipo anche alla campagna di Greenpeace una volta all’anno). Loro si stanno difendendo dall’opinione che siano solo degli attivisti pazzi. Hanno chiesto ai TOP-manager che sono i membri di Greenpeace di creare per loro un’immagine nuova, partecipando alla donazione e alla manifestazione una volta all’anno.

- Come descriveresti Mosca in poche parole? 

- Per me è una città speciale.  Per tanti aspetti diversi: perché qui ho creato la mia azienda, perché qui ho incontrato il mio compagno. Una città complicata, una metropoli sospesa a metà tra il vecchio e il nuovo, affascinante e caotica.

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