Il Festival “Da Venezia a Mosca” continua con la mostra “Le quattro stagioni. Architetture del Made in Italy, da Adriano Olivetti alla Green Economy”. Naturalmente, questo evento è un’ottima occasione per conoscere e valutare i rapporti tra architettura, crisi economica ed ambiente. Gli imprenditori contemporanei, infatti, devono riflettere non solo sullo sviluppo dell’industria, ma anche su una sana interazione tra architettura, innovazione e crescita.

Cabel Industry. Massimo Mariani Studio. Empoli (FI)

Quattro sezioni della mostra presuppongono riflessioni su problemi diversi. Problemi rilevanti non solo per gli italiani, ma anche per i russi. Monica Maggioni, giornalista italiana, direttrice di Rai News 24, alla conferenza stampa di presentazione della mostra, tenutasi presso il Nuovo Manezh a Mosca, ha dichiarato: “La storia di questo padiglione italiano tra Venezia e Mosca è la storia di un percorso, di un racconto che tiene insieme i nostri paesi. L’Italia non è sola, Mosca è l’anima profonda del nostro paese. C’è un filo che li unisce, C’èche unisce tutto quello che è apparso e che ha trovato posto dentro il padiglione. C’è il racconto di come il nostro paese sia stato capace, in certe fasi della sua storia, molto diverse tra loro, di vivere i progetti”.

La conferenza stampa dedicata all’apertura della mostra “Le quattro stagioni”

Luca Zevi, architetto italiano curatore della mostra, ha aggiunto: “Noi mostriamo 100 esempi di architettura molto interessanti, realizzati dagli industriali italiani come luoghi di produzione, impianti, uffici. Per noi è molto importante il fatto di lavorare bene, in un luogo di lavoro di qualità, in una città di qualità. Un luogo in cui gli operai possano vivere in modo dignitoso e giusto. Adriano Olivetti, famoso imprenditore italiano, realizzava tutte queste condizioni. Abbiamo dedicato la seconda sala di questa mostra a lui, perché il suo modo di fare industria – ma anche quello di concepire la vita, la sua e quella dei suoi operai -, sono l’esempio di come l’Italia possa riprendersi da questa situazione difficile, e che addirittura possa costituire in qualche modo un esempio per tutto il mondo, di come si possa ripartire superando la dicotomia fra governi che puntano allo stato sociale oppure improntati al capitalismo selvaggio. E’ proprio questo che noi cerchiamo di mettere insieme: l’attività degli imprenditori italiani di oggi, guardando ad Adriano Olivetti come ad un esempio. Questo proponiamo nell’ultima sala della mostra. Quello che rende sana una società è un modo di lavorare e di vivere civilmente, in una città civile”.

Adriano Olivetti, quindi: un innovatore nel modo di fare impresa, un uomo con una visione originale del business. Ha tenuto insieme architettura, territorio ed economia, credendo che un’attività imprenditoriale di successo fosse impossibile senza un rapporto etico e responsabile con i lavoratori e con tutto il territorio che accoglie le fabbriche.

“Questo per noi è un messaggio molto importante, perché sia in Italia che in Russia la produzione industriale di massa ha completamente cancellato la capacità di lavoro tradizionale delle rispettive società,” – ha ribadito  Zevi, secondo cui, attraverso il lavoro e le pratiche ad esso legate, le persone e le culture possono imparare anche a conoscersi meglio.

“In questi giorni – ancora -, noi italiani, insieme ai nostri colleghi russi, abbiamo capito di avere lo stesso senso del lavoro. Quando si tratta di lavorare, infatti, non ci sono orari, non c’è stanchezza, ci sono solo i risultati. E c’è un messaggio che consideriamo molto importante. Sapete, infatti che l’Italia, come tutto il mondo, sta attraversando una grossa crisi. La crisi è stata causata dal fatto che la finanza ha prevalso, negli ultimi vent’anni, sulla qualità della produzione. Tutto il mondo conosce bene la formula del cosiddetto ‘Made in Italy’, nella moda, nel design e anche nell’alta tecnologia. Meno noto è il fatto che questa produzione sia frutto della capacità dei lavoratori di fare comunità e di produrre cose di alta qualità. E questo modo di produzione italiana risale al Medioevo, al Rinascimento. È un modo di produzione che non realizza soltanto i prodotti che voi avete conosciuto nei negozi di tutto il mondo. Negli ultimi 15 anni questo modo di produzione è stato applicato anche all’architettura italiana”.

 

All’interno della mostra

“Siamo convinti – ha concluso Beatrice Fumarola, Segretario nazionale presso l’Istituto Nazionale di Architettura - che esista un rapporto stretto tra l’architettura e l’economia in Russia; che in qualche modo un progetto di architettura abbia anche delle implicazioni politiche. Siamo qui per lavorare a progetti di internazionalizzazione della cultura architettonica italiana” .

Conferenza stampa, Foto 2

La mostra “Le quattro stagioni. Architetture del Made in Italy, da Adriano Olivetti alla Green Economy” si svolge dal 27 Marzo al 7 Aprile, presso il  Nuovo Manezh.

Foto di Stanislav Krashevsky

 

Post correlati

Commenti

commenti