Marco Parigi è insegnante, traduttore e consulente aziendale per le imprese italiane in Russia. Gli italiani che sanno parlare bene il russo, infatti, spesso fanno tutte e tre le cose insieme, e questo consente loro di scegliere quando e con chi lavorare. In Russia, Marco ci vive da cinque anni. Dopo i primi 365 giorni trascorsi a Samara, prima di trasferirsi nella capitale, può già affermare che “La Russia non è solo Mosca”. Ha imparato la lingua da autodidatta, studiandola otto ore al giorno, per impressionare una ragazza russa. Sebbene questa storia d’amore non abbia avuto successo, la passione per il Paese e per la cultura si è sviluppata e dura ancora oggi. storia romantica, purtroppo, non ha funzionato,  quindi, la passione si è sviluppata con il paese e la cultura. Abbiamo chiesto, quindi, a Marco, di raccontarci come si comincia a vivere e a lavorare in un territorio ‘grande’ come quello russo.

A Mosca

È difficile lavorare e fare affari con i russi?

Per rispondere nel migliore dei modi a questa domanda bisognerebbe essere in grado di confrontare le culture lavorative di varie nazioni. Però, per quanto mi riguarda, a parte un breve periodo passato in Francia, a Parigi, e con parte dei contatti che avevo grazie al primo lavoro a Mosca, nel 2006 (il mio supervisore era inglese, ed avevo colleghi di altre nazionalità), non ho grande esperienza di altri “sistemi”. Anzi, diciamo che so meglio che cosa significhi lavorare con i russi, che con gli italiani! Anche se, ovviamente, trovandomi spesso a fare da tramite fra un imprenditore, un’azienda, un soggetto italiano ed uno russo, ho la possibilità di fare dei confronti. Certo, non possiamo nemmeno tralasciare il fatto che non tutti gli italiani sono uguali, così come nemmeno i russi sono tutti fatti con lo stampino.

La mia esperienza è stata ed è – per fortuna – complessivamente positiva. Sarà perché parlo bene la lingua, sarà perché rimango spesso simpatico alle persone con cui ho a che fare, sarà perché riesco a muovermi bene e con intelligenza, ma sta di fatto che molto spesso riesco ad entrare in sintonia con la controparte russa, è questo è un vantaggio per tutte le parti in causa. Che cosa vuol dire fare affari con i russi? La risposta è articolata, per forza di cose, ma alla base di tutto direi che c’è la capacità (e, ancora prima, la necessità) di ascoltare, di capire, di essere disposti a comprendere le ragioni ed i desideri dell’altro. E molte volte fare affari con i russi significa trascorrere diverse ore in un’atmosfera cordiale seduti in buon ristorante! Infatti spesso i rapporti lavorativi nascono (oppure sfociano) in rapporti di altro tipo. Ci sono italiani che lo capiscono, e che quindi investono tempo e denaro in questo tipo di rapporti (e poi in genere ne hanno un ritorno, sia economico che umano); altri invece pensano di risolvere tutto con delle e-mail… e di solito sono destinati al fallimento. Se dovessi comunque dare, dal mio piccolo, un consiglio, direi di prestare attenzione ad una certa tendenza che i russi hanno (ma ripeto: non tutti)  all’esagerazione.

Come sono stati i tuoi primi mesi in Russia?

Già non li ricordo così bene. Di primo acchito, mi vengono in mente i rubinetti: non per come si aprono – anche se la Russia è il Paese nelle cui case e ristoranti ho visto la maggior quantità di caldo e freddo montati al contrario! –, ma per via della pessima qualità dell’acqua. Insomma, io a Roma bevo l’acqua corrente di casa. Qui no… e ancora, il sistema centralizzato dell’acqua è pessimo, a mio parere. Quando chiudono l’acqua calda per due settimane… debbo dire onestemente che di cose così mi vergognerei di fronte ad uno straniero, se fossi russo. Oltretutto, l’acqua calda che avete qui, non è semplicemente calda, bensì “infuocata”, mentre l’acqua fredda pare giungere direttamente dalla Siberia. Poi ci sarebbero tante altre cose da citare, ma di poca importanza. Alla fine, credo di essermi ambientato bene e rapidamente.

Vorresti rimanerci per sempre?

La Russia per me non è solo lavoro. Tutt’altro. Rimanerci per sempre? Mmm… io sono assai contento di essere nato in Italia anziché in Russia, ma sono altrettanto contento di vivere adesso in Russia anziché in Italia. Ci sono cose della Russia che mi attraggono, ed altre che un po’, addirittura, a volte, mi spaventano, oppure che non mi non piacciono affatto. Credo di far parte di quello stuolo di italiani attivi in Russia che neppure per sogno ci rimarrebbero a vita, ma che però, se guardano al presente e al proprio immediato futuro, non se la sentono affatto di lasciarla. Avere una famiglia qui? Mai dire mai, non escludo nulla e, in linea di principio, da tanti anni, mi piace l’idea di avere una moglie straniera e dei figli bilingui. Lo trovo molto più avvincente (e produttivo per la prole) delle famiglie “mononazionali”.

Perché Mosca, e non un’altra città russa?

Io ho trascorso più di un anno a Samara. Ci sono finito abbastanza casualmente, come del resto prima di Samara ero finito, non proprio per scelta di vita, a Mosca. Sono contentissimo di aver vissuto a Samara: la Russia non è solo Mosca e San Pietroburgo, e lavorativamente è assai importante godere di buoni contatti nelle regioni. A Samara godo dell’amicizia e della stima dell’impareggiabile Console Onorario Gianguido Breddo, attivissimo nella promozione dell’Italia e vero punto di riferimento per le regioni del Basso Volga. Senza il sostegno del Console Breddo, avrei riporatato meno successi di quelli che ho, invece, ottenuto. Ho avuto modo di notare, in questi posti, il desiderio (riguardo gli affari con partner del nostro Paese) di lavorare direttamente con l’Italia, tagliando fuori l’ingombrante fratello maggiore (Mosca). Anzi, vorrei conoscere altrettanto bene altre città importantissime ed in espansione, quali Ekaterinburg, Kazan (dove sono stato, ma per pochi giorni), Krasnoyarsk, Novosibirsk, Rostov sul Don. Se potessi tornare indietro nel tempo, tornerei indietro di sette-otto anni, e spenderei un anno della mia vita in ciascuna di queste città. Per quanto riguarda Piter, ovvero San Pietroburgo, ecco un altro mio rimpianto: la città è bellissima, è poetica, è erotica, è malinconica, non ho mai potuto risiedervi per periodi lunghi. A Mosca sto bene. Mi piace. Offre tanto. Ti fa sentire vivo. E sta migliorando a passo veloce, avvicinandosi sempre più alle grandi capitali europee. Ad esempio, il nuovo Park Gork’ovo mi ha lasciato a bocca aperta!

Perché, secondo te, spesso, la parola “Italia” per i russi somiglia a “favola”?

Mi piacerebbe capire perché ci amate così tanto. Per il clima? Per la cucina? Per la moda? Perché siamo simpatici? Perché negli anni Ottanta da voi veniva trasmesso il Festival di Sanremo? Probabilmente, per tutte queste cose assieme. Ricordo che una volta, mentre mi trovavo nel bagno di un ristorante, a Kazan, notai la fotografia di una statua italiana. Insomma, mi si perdoni la schiettezza, ma pure nei bagni aleggia l’amore per Italia! E pensavo: “Ma guarda un po’: qui uno, mentre fa la pipì, può godere delle bellezze italiane!”.  Con sincerità, non so spiegarmi il perché di tale costante interesse per l’Italia: la cosa importante è che so come farne tesoro. Opero anche nel settore immobiliare, e so per esperienza con quali occhi i russi amanti dell’Italia guardano ad essa, e che tipo di desideri hanno quando sono intenzionati ad acquistare una casa per trascorrervi le vacanze, o addirittura per trasferircisi.

Cosa manca alla città di Mosca?

Posso elencare varie cose in ordine sparso. Cose che migliorerebbero ulteriolmente la città e cose di cui sento la mancanza io come persona. I taxi nel senso europeo del termine. Vagoni della metropolitana silenziosi. L’acqua potabile nelle case e nelle strade. Piste ciclabili (che però, pian piano, stanno prendendo piede). Alberghi low cost. Un sistema moderno di raccolta differenziata dei rifiuti. Delle gelaterie buone come in Italia, e dei cinema che non siano semplicementi dei multisala dentro un centro commerciale. Dei ristoranti abbordabili, ma decenti, come la classica pizzeria sotto casa in Italia. I fiori di zucchina nei supermercati e nei ristoranti. E mi piacerebbe tanto che, in qualche ristorante italiano, imparassero a fare i supplì al telefono, tipico antipasto da pizzeria che servono a Roma!

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