Federico Vanni, che interpreta il personaggio principale nella “Bisbetica domata” di William Shakespeare, diretta da Andrei Konchalovsky, ha raccontato a MOSCOWita la storia del suo ruolo, le tipicità di un ambiente di lavoro artistico e i dettagli più straordinari e curiosi del mestiere di attore… di un attore italiano che ha a che fare con il popolo russo!

Quanto è vicino il personaggio di Petruccio al vero Federico Vanni?

Molto. E mi è piaciuto il fatto che Andrei Konchalovsky abbia scelto, per interpretarlo, una persona fuori dai soliti canoni di bellezza e virilità. Ho dovuto ritrarre una persona debole e attaccata ai soldi, certo, e lo si vede anche nel rapporto con Caterina, che è interpretata da Mascia Musy. È lei a scegliere Petruccio, e non viceversa: così è capitato che avvenisse a me, infatti. Ho 46 anni, ma sono sempre stato molto timido con le donne. Non rappresento certo lo stereotipo dell’italiano corteggiatore, perciò incarno bene questo tipo di protagonista.

Come ha preso forma il cast?

La nostra compagnia la ha plasmata Andrei, in maniera articolata: ha scelto persone diverse tra loro, così da arricchire lo spettacolo. E da regalarci una bella esperienza di confronto, utile ad imparare cose nuove, da persone che hanno avuto storie teatrali differenti: prendiamo il caso dell’espertissimo Vittorio Ciorcalo. Vittorio è un bravissimo attore napoletano, che ha un repertorio di tecniche teatrali simili a quelle di Totò (lo si nota soprattutto in una scena di equivoci linguistici, molto divertente). Nella “Bisbetica domata”, interpreta un padre un po’ vessato da due figlie, che cerca di far sposare per questione d’interesse.

Attori giovani, come Flavio Furno, hanno dato un tocco di entusiasmo: Flavio, diplomato da poco, è stato sbalzato su un palcoscenico “bollente”, con l’onere e l’onore di ricoprire un ruolo molto importante. Nella “Bisbetica domata” è Lucenzio, colui che s’innamora follemente di Bianca (la sorella di Caterina), interpretata da Selene Gandini. Credo che Flavio abbia fatto tesoro di questa esperienza: lavorare con Andrei ti segna per sempre.

 

Nella compagnia, poi, molti hanno interpretato i servi, simpaticissimi, quasi dei clown. Antonio Gargiulo (il servo di Lucenzio) ha lavorato tanto con il corpo, come anche il mio amico Roberto Serpi (il servo di Petruccio). Due personaggi opposti: il servitore scemotto e quello sempre serio (quasi un clown russo). Oltre a Roberto, però, che io conosco da una vita, il cast si è incontrato e amalgamato per la prima volta sotto le direttive di Andrei.

Quali particolarità hai riscontrato nella collaborazione con gli artisti russi?
Qui noi facevamo molto training fisico. Una persona molto importante per lo spettacolo è la coreografa di fiducia di Andrei. Durante le prove, lei ci aiutava a montare le scene. Delle volte, mi sentivo quasi frenato, perché una determinata cosa non aveva motivo, secondo me, di essere fatta in quel momento: poi, però, ho imparato a non chiedere, ma a fare. E il risultato è stato eccellente. Passo dopo passo, sono nati molti sorrisi e un’ottima collaborazione anche se, all’inizio, con qualche difficoltà per via della lingua.

Come vi ha accolto il pubblico russo?

Benissimo: è stato bellissimo! Avevamo una platea gremitissima. Nonostante che per seguire dovessero seguire il doppio testo (in italiano e in russo), gli spettatori riuscivano a cogliere i momenti di comicità inseriti nello spettacolo da Andrei, e si sono divertiti. Non posso che essere felice. Il pubblico russo è un pubblico molto più attento di quello italiano: per un pubblico medio italiano sarebbe difficile seguire uno spettacolo in russo, perché il nostro è un teatro di “parola”. La gente non seguirebbe uno spettacolo di due ore e mezza non capendo quello che gli attori si dicono, senza poter far altro che leggere per comprendere.

Come ti trovi a Mosca, in generale?

L’altra volta ci sono stato 5 giorni. Questa volta 3 giorni, quasi 4. C’è gente molto diversa dalla nostra. Ho avuto la sensazione, probabilmente sbagliata, che sia un popolo mediamente poco propenso al sorriso, forse leggermente triste. Però ci sono donne tra le più belle del mondo. Se devo affermare qualcosa di certo, dico che mi piacerebbe tornare qui. Se ci fosse, in futuro, la possibilità di collaborare con Andrei Konchalovsky lo farei volentieri, perché è un grande maestro.

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