La III edizione del festival “Da Venezia Mosca” è stata aperta con la pellicola vincitrice del premio speciale al festival di Venezia di Emanuele Crialese  -  ”Terraferma”.

Mimmo Cuticchio (attore, Terraferma) e Luigi Cuciniello (Direttore organizzativo della Biennale di Venezia) alla conferenza stampa presso l'Ambasciata italiana a Mosca

Quest’anno il festival di Venezia compie 80 anni, è per questo motivo che il comitato organizzatore del festival “Da Venezia a Mosca” ha deciso di regalare agli spettatori russi più film del solito: questa volta, assieme alla rassegna dei film italiani, sarà proiettata una panoramica delle pellicole russe selezionate negli anni passati per partecipare al festival di Venezia. Inoltre verrà proposta la “Tetralogia” dedicata a Aleksandr Sokurov.

 

 

Tra le pellicole russe selezionate ci sono tante di quelle che erano sostenute dagli italiani nonostante la censura sovietica. Come “Pace a chi entra”  di A. Alov e V. Naumov che è stato accusato di pacifismo borghese, mentre “Il Bastione Iljic” (nella versione censurata e più recente “Ho 20 anni”) di M. Khutsijev non è stato proiettato nell’Unione Sovietica.

 

 

I film italiani che i moscoviti potranno vedere nei prossimi giorni (e dal 5 aprile verranno proposti agli amanti del cinema di San Pietroburgo), sono “Scialla!” di F. Bruni; il documentario di D. Finnochiaro “Andata e ritorno”; “Schuberth, l’atelier della Dolce Vita” di A. Sarno; “Pugni chiusi” di F. Infascelli; “In nome del padre” di M. Bellocchio; “L’ultimo terrestre” di G. Pacinotti e “Il viaggio di cartone” di Ermanno Olmi.

 

 

Merita particolare attenzione il film “Terraferma” che verrà proiettato venerdì e che tra due settimane uscirà sugli schermi di 17 grandi cinema russi (5 dei quali si trovano a Mosca). Sarà un lancio piuttosto limitato, però per quelli che lottano ancora per un cinema “vero” e indipendente  è già una piccola vincita.

 

 

Sicuramente uno tra quelli che ogni giorno sostengono questa lotta è  Mimmo Cuticchio, siciliano di Palermo che prima che conoscesse Emanuele Crialese si impegnava a mantenere viva la tradizione dei pupi siciliani.

 

 

Per le riprese del film è stato scelto quasi per caso:  gli piacevano i film di Crialese e seguiva la sua filmografia. Un giorno, dopo aver visto “Respiro” e “Nuovo mondo”  (due film di Crialese) Cuticchio ha voluto contattare il regista e ringraziarlo di persona ma, purtroppo, non poteva trovare la sua mail. Mentre cercava il contatto Emanuele Crialese… gli ha telefonato lo stesso regista ed ha espresso la volontà di incontrarsi a Palermo. Poco dopo si sono incontrati e Cuticchio ha fatto mostrato al regista il suo mondo. Cosi Crialese ha subito capito: “Ecco chi potrebbe essere Ernesto nel mio film”!”. Cuticchio non l’aspettava questa proposta siccome aveva sempre lavorato nel teatro e mai nel cinema, ma Crialese gli ha spiegato che cercava “non un attore  ma un interprete”.

 

 

Il cast di “Terraferma” si è trasferito per un paio di settimane sulla piccola isola di Linosa, vicino Lampedusa, per “vivere” la vita’ dei personaggi del film. Lì Mimmo ha imparato un po’ la tecnica della pesca. Quattro mesi di riprese gli hanno regalato un’esperienza indimenticabile, anche dal punto di vista psicologico. “Durante le riprese è successo per esempio che mentre facevamo le scene con i ragazzi di colore nati in Sicilia, sono arrivati i carabinieri dell’isola – racconta l’attore. –  hanno preso con sé tutti i ragazzi neri e li hanno messi in una stanza per controllare i documenti, i permessi di soggiorno… ‘Ma perché?’, mi chiedevo io. Uno dei carabinieri mi spiegò: ‘Sta notte e’ arrivato un barcone e sono sbarcati in tanti, ne abbiamo trovato solo quattro e gli altri non sappiamo dove sono’. Per questo hanno pensato che ce ne fossero tra gli attori”.

 

 

“Questo fatto si è ripetuto più volte”, ha spiegato Cuticchio.
A volte il cast del film si è ritrovato a correre di notte per tentare di salvare gli immigrati che erano stati buttati fuori dai barconi in mare. Gente ferita e disperata. Non appena qualche abitante di Linosa si accorgeva della tragedia, fortunatamente, emergeva l’umanità della popolazione, che si attivava per aiutare queste persone.

 

 

“Io negli anni settanta ho fatto una scuola teatrale a Roma sul metodo di Stanislavsky, ma il mio lavoro mi ha portato ad essere piu’ brekhtiano, cioè più estraniato. Ma in questo film, dopo quarant’anni, ho finalmente capito che cosa significasse il metodo di Stanislavsky” – dice Cuticchio.

 

 

“Vivere alcuni mesi nell’isola non significava studiare una parte da attore ma immergersi talmente tanto dentro la vicenda frequentando la gente del posto e vivendo questa storia, che quando sono tornato a casa mi ci è voluto un mese perché ritornassi a essere Mimmo Cuticchio”.

 

 

La possibilità di sentire, di “vivere” questa tragedia umana è stata offerta anche agli spettatori russi al cinema “Rolan”, durante la serata dell’apertura. Il film è stato accolto dal pubblico con molto calore ed è stato veramente apprezzato sia dai critici che dalla gente normale perché, come diceva Cuticchio, è una storia umana talmente universale che può colpire qualsiasi persona, non importa in che paese sia nato.

 

 

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