Alberto Mantellassi, proprietario del mobilificio  ”Mantellassi 1926″, azienda di famiglia da generazioni, fondata a Firenze dal suo bisnonno, Carlo, ha parlato con gli ospiti della scuola di lingue “La Rondine” riguardo il lifestyle moscovita e quello italiano, riguardo la crisi economica, la “dolce vita” ed anche i posti migliori per lavorare (che non si trovano quasi mai in Italia) ed andare in vacanza (che si trovano in Italia).

Alberto Mantellassi

Prima di tutto, Alberto ha raccontato in breve la storia della sua azienda e la sua evoluzione durante lo scorso secolo: da un semplice divano bianco classico ad una poltrona di pelle a forma di guanto fatta per  i giocatori di baseball, ai mobili per gli oligarchi africani di oggi.

Com’è nata la Mantellassi

8 Aprile 1926: un valente tappezziere, Macario Mantellassi, con il figlio Remo, avvia un’attività in proprio, dando vita così all’industria omonima, l’unica rimasta di un circoscritto gruppo di imprese nate in quegli anni in Toscana.

Nel 1947, Carlo Mantellassi, rimasto alla guida dell’azienda insieme al fratello Marco, programma il futuro con capacità e in breve tempo fa decollare l’azienda verso nuovi traguardi. Mantellassi, da quattro generazioni, cura in modo esclusivo la produzione di mobili imbottiti, realizzando collezioni di divani e poltrone in pelle e tessuto di alto livello, oltre a complementi d’arredo di elevata qualità.

Il sito dell’azienda recita: “Abbiamo iniziato a costruire salotti nel 1926 e da allora siamo cresciuti mantenendo sempre fede alla ricerca della massima qualità. Le strutture dei nostri salotti sono realizzate in legno massiccio, che deve rispondere ai nostri rigidi standard in termini di essiccazione e resistenza. Le sospensioni sono realizzate a seconda dei modelli, con molle greche o cinghie elastiche. Entrambi i materiali assicurano una lunga resistenza, durata e comfort. Gli espansi utilizzati per le imbottiture sono conformi alle norme vigenti”.

La Mantellassi oggi gode di un database ricco di clienti  sparsi in ogni angolo del globo, ma – sottolinea Alberto – l’obiettivo principale, nelle attuali condizioni economiche italiane, è quello di non far fallire l’azienda: sopravvivenza, più che successo, a causa di elementi esogeni comuni all’industria italiana, nonostante gli ottimi risultati raggiunti sul mercato russo. Soltanto a Mosca, infatti, Mantellassi commercializza i suoi arredi negli studi dei designer locali, perché creare dei negozi monomarca significherebbe far concorrenza agli architetti, che di solito aiutano la promozione del brand in Russia. Quindi preferisce lavorare con i clienti russi non direttamente, ma attraverso i professionisti del settore.

La “Dolce Vita” all’italiana (con l’aiuto dei russi)

Alberto è poi passato da una presentazione aziendale ad una personale: l’erede Mantellassi ha studiato economia presso la Bocconi, poi a Londra e negli Stati Uniti. Poi, ha cominciato a farci delle domande: cosa pensano i russi degli argomento come educazione all’estero? Cosa pensano della vita in Italia? E da qui, siamo arrivati a parlare di vacanze italiane. Cominciando dalla capitale, Roma, definita come “piena di storia e mai conoscibile in ogni suo dettaglio”, ed giungendo a posti meravigliosi meno conosciuti ai turisti stranieri, come Villasimius, vicino Cagliari, in Sardegna, e San Vito Lo Capo, tra Palermo e Trapani, in Sicilia. Alberto ha poi definito la gente della costa adriatica “più accogliente” rispetto a quella che vive sulla costa tirrenica. Ma forse non è mai stato in Calabria!

Secondo lui, però, anche in Italia ci sono località sopravvalutate, come Forte dei Marmi, dove, nonostante tutto, alla stregua di tanti russi, dice di possedere una casa. Se volete trovare un posto con un ideale rapporto qualità-prezzo, vi sconsiglia di trascorrere le vostre vacanze lì.

Alla fine, Mantellassi ci ha dato le sue impressioni sulla Russia, e in particolare su Mosca, dove si trova a stare, per lavoro, almeno una volta al mese –  ”Mosca è una città affascinante – dice -, piena di input storici e di opportunità di business, una città da vivere al 100%. Lavorare qui riserva sempre positive sorprese, curiosità, spunti d’innovazione. I moscoviti, poi, sono molto accoglienti e io, come molti altri italiani, sono lieto di conoscerne sempre di nuovi”.

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