Gianguido Breddo vive in Russia da molti anni e conosce a menadito sia la cucina russa che la cucina italiana.
Console dell’Accademia Italiana della Storia dell’Arte della Cucina, è autore di molti articoli e libri sulle culture culinarie di entrambi i Paesi.

 

Lei ha da poco edito un libro, che si chiama “La cucina russa fra storia e filosofia”.
Quanto e cosa sanno gli italiani, a suo parere, della cucina russa?

Il libro “La cucina russa fra storia e filosofia” è stata proprio una necessaria risposta alla esigua conoscenza che in Italia si ha della cucina russa. La stesura dell’opera è stata molto lunga, e si è protratta per cinque anni: ho dovuto, infatti, analizzare e confrontare, oltreché tradurre, molti testi russi.  Alcuni giovani ricercatori mi hanno dato una mano, in tutte queste cose. Poi ho dovuto rileggere tutto in italiano, mettere insieme, riverificare: è stato un lavoro lunghissimo, durante il quale ho dovuto anche prendermi una pausa. Però l’ho fatto volentieri, e nel 2011 il libro è stato pubblicato in Italia. Questo, però, è solo un primo passo: ritengo che sia necessario insegnare la cultura e la cucina russi nel nostro Paese, perché da noi non si sa che cos’è la vodka e come questa bevanda alcolica sia legata alle tradizioni nazionali.

E com’è nato, invece, il suo libro dedicato alla pasta italiana?

“La vera pasta italiana” è un’opera nata dall’esperienza della mostra “La pasta è l’arte italiana”. Frequento molto le librerie russe, e mi sono accorto che ci sono tantissimi libri sulla pasta italiana. Ma si somigliano tutti: dicono che cos’è la pasta, come si fa, con quali ricette, e basta… E molto spesso vi si indicano ingredienti che in Russia non si trovano, o che costano troppo, come il tartufo.
Ho cercato allora di parlare dei piatti classici e della filosofia della cucina italiana, soprattutto della pasta, cambiando a volte dei piccoli ingredienti, per esempio le salse, con dei prodotti di più facile reperimento.
Inoltre, più della metà del libro è dedicata alla storia della pasta, e a come si prepara, con tutte le differenze legate alle specificità regionali. Io, difatti, sono nato in Veneto, ma ho vissuto molti anni in Toscana. Cambiando anche  solo di città, il modo di preparare la pasta cambia già, in ingredienti e in ‘destinazione’, ovvero nei piatti che con essa si possono preparare.

Gianguido Breddo alla presentazione del suo libro “La vera pasta italiana”

Qual è la difficoltà principale nel preparare la pasta qui in Russia?

In Russia non puoi preparare la pasta da solo, in casa, perché ti mancano ingredienti fondamentali, come la farina di semola di grano duro, che qui non si trova. Certo, si può usare la farina normale, e poi aggiungere un uovo. Il risultato è buono, quasi identico. Quasi, però. Vivo in Russia da 17 anni. Rispetto molto la cucina russa, perché è una cucina seria e, se fatta bene, assolutamente prelibata. Amo le zuppe in genere, ma la funzione della pasta nei nostri Paesi è diversa. Qui, in Russia, la pasta è sempre un contorno, una delle componenti di un piatto. In Italia, invece, la pasta è una protagonista, e la sua preparazione un’arte vera.

 

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