Questo post fa parte della storia

Gianni Marsili è un produttore e manager ben noto nella scena musicale italiana. Ha avuto un ruolo importante nello sviluppo di grandi artisti come Riccardo Cocciante, Renato Zero, Gianni Morandi, Antonello Venditti e tanti altri. Per molti anni è stato il produttore esecutivo della loro discografia, portandoli verso notevoli risultati. In quest’intervista, racconta il suo percorso professionale e il contesto di quel periodo a tutti coloro che hanno intenzione di lavorare nel mondo dello spettacolo.

Come ha inziato a lavorare nel settore della musica?

Ho capito subito che mi piaceva quest’ambiente, ne sono rimasto conquistato e ho cercato di farne parte. Da semplice spettatore diventi un fan, e quando diventi un fan cominci a conoscere i primi rudimenti dell’ambiente musicale. Ho scoperto che la mia qualità era quella di “assemblare”, di mettere insieme persone che avevano come fine un progetto…

In che cosa consisteva il suo lavoro?

In particolare, consisteva nel costruire una credibilità artistica sul palco e in televisione, intervenendo nei dettagli dei contenuti: repertorio, soluzioni tecniche, scenografia per ogni allestimento. Mi occupavo non soltanto della produzione e distribuzione dei loro concerti e dei loro dischi, ma anche delle idee che creavano un’immagine completa. Più che costruire qualcosa, sapevo esaltare le qualità degli altri, che è un lavoro pari a quello dell’artista.

Quanto era diverso l’ambiente musicale negli ‘60 rispetto ad oggi?

Negli anni ‘60, l’Italia era piena di punti di riferimento: in ogni palazzo si suonava, perché era il momento dei Beatles, era il momento in cui per suonare bastava avere in mano una chitarra. In quel periodo, in Italia c’è stato un grande momento di cambiamento perché all’interno della musica melodica cominciava a inserirsi il rock progressivo. Abbiamo preso esempio dai Deep Purple, da Joe Cocker, da Jimi Hendrix. Cominciavano ad arrivare nuovi modi di fare musica e di fare spettacolo.

Cosa ha portato questo cambiamento?

Una generazione di grandi artisti, che hanno la capacità di essere anche autori. I cantautori sono l’Italia che pensa. Mentre fino a quel momento c’era un autore che scriveva in funzione del cantante, piano piano, dal ’72 – ‘73, nascono musicisti che poi si svilupparono diventando grandi nomi.

Potrebbe menzionare qualcuno in particolare?

Fabrizio de André, Francesco De Gregori, Antonello Venditti… tanti sono attivi ancora oggi: il cantautorato che ci ha regalato la parte più bella della musica italiana. In qualche modo è stato Lucio Dalla a descrivere tutto questo periodo. Cocciante, al culmine di una grande carriera, ha scritto il musical Notre Dame de Paris: parliamo di fenomeni a livello mondiale. Ora la cultura e l’uso della musica diventano più globali. Si ampliano gli orizzonti del gusto.

Come un bravo manager può riconoscere un grande artista?

Un bravo manager oltre ad un talento deve saper intuire la personalità dell’artista. Per la mia profesione ho avuto la grande fortuna di vivere negli anni dove c’è stata la massima espressione del panorama artistico italiano. Tutti gli artisti in carriera che ho costruito già erano destinati a questo perché avevano un grande ego che faceva presagire il loro futuro, e grazie a questo ancora oggi stanno sul mercato discografico e su quello del live.

Consiglio per chi vuole trovare il suo posto nella musica, anche dietro le quinte?

Nel nostro ambiente non esistono regole. Dalla passione e curiosità nasce tutto. Chi decide di fare questo mestiere non ha un punto di riferimento preciso per tutto ciò che gli può servire nel quotidiano. Deve sempre essere alla ricerca.

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