Valeria Golino, modella, attrice ed anche regista, ha parlato con MOSCOWita dei suoi film ed anche di come e perché ha deciso di cambiare la sua vita, girando la sua prima pellicola.


Chi è il suo idolo tra i registi italiani?
Ci sono tanti registi che mi piacciono molto. Ma la scelta è sempre tra Bernardo Bertolucci, Gianni Amelio e Marco Bellocchio. E, tra i più giovani, tra Paolo Sorrentino ed Emanuele Crialese.

Vorrebbe lavorare come attrice in film diretti da registi russi?
Si, moltissimo! Anche se in Russia veramente gli attori non mancano. Ho parlato ieri con una mia collega che mi raccontava di come, in Italia, giri una leggenda secondo la quale gli attori russi ed inglesi sono i migliori del mondo.

Diventare una stella è un segreto. Qual è il suo segreto?
Capisco cosa intende, ma non capisco bene di cosa si tratti, nel mio caso specifico. Però, magari, la riconosco negli altri quando la vedo: è carisma, in un certo qual modo, il che, di per sé, è già abbastanza inspiegabile.

Potrebbe dirci qualcosa in più sul  suo film da regista?
Il film che ho fatto come regista si chiama “Miele”. È pronto ed uscirà in Italia il primo maggio. Spero di riuscire a portarlo al festival di Cannes. È una pellicola che parla del suicidio assistito, piuttosto dura, ma spero che serva. È stata la mia prima esperienza da regista su un lungometraggio. Sono invecchiata di dieci anni facendola, perché veramente sono molto appassionata a questo lavoro e ora capisco molto meglio cosa significhi creare dei personaggi, e vivere l’ansia che deriva da questo processo.  Quindi, in questo momento, sapendo che fra tre settimane esce il mio film, sto aspettandolo con paura, ma anche con speranza e allegria.

E cosa le piace nel lavoro di regista?
Guarda, mentre scrivi il film ci sono tante sorprese: quello che immaginavi contro quello che succede, e poi la relazione con le persone. Ma voglio raccontarvi di una sorpresa intima che ho avuto: la sensazione di dimenticarsi di se. Per gli attori il modo di essere, come artisti, è usare il proprio corpo, che è tutto quello che puoi presentare. L’attore del cinema è abituato a passare dal freddo al caldo, dal sole al ghiaccio, cercando di essere sempre bello. Invece, quando giri dei film come regista non devi essere bello, non devi preoccuparti di te. Non sei più guardato, ma guardi.

Com’è nata l’idea di “Miele”?
Da un libro che si chiama “Vi perdono”, scritto da Mauro Covacich. Mi sono impressionata molto, leggendolo, e trasporlo sul grande schermo mi è sembrato un atto dovuto nei confronti di una storia così emozionante.

Quando ci parlava di “prima volta con un lungometraggio”, era perché ha già fatto dei corti?
Sì, ne ho fatto uno che si chiama “Armandino e il Madre”. Parla di Napoli, la città dove sono nata. È piena di povertà e piena di ricchezza, di cultura e di ignoranza, sempre tutto insieme. A Napoli si sente molto questa differenza: miseria e nobiltà (cfr Totò, ndr).
E’ un contrasto davvero poetico da vedere, da sentire. Mi piaceva poterlo filmare.

 

Foto dell’ufficio stampa dell’Ambasciata Italiana a Mosca

Post correlati

Commenti

commenti