Alessandro Lunardelli, regista e sceneggiatore di “Il mondo fino in fondo”, prima di seguire la via del cinema e di portare la sua opera prima al N.I.C.E., si è laureato in economia, e ha cominciato a lavorare alla Sony, nel campo della fotografia digitale.

Loris (Luca Marinelli), 30 anni, e Davide (Filippo Schicchitano), 18, sono figli di un industriale, in un paesino del Nord Italia, ad Agro. Nell’accompagnare il fratello maggiore a Barcellona per seguire l’Inter, Davide conosce un ragazzo cileno, Andy, del quale si invaghisce fino al punto di seguirlo a Santiago. Arrivato in Cile, Davide scopre un mondo del tutto diverso, nonché la ex-ragazza di Andy. Sebbene deluso, decide comunque di rimanere a Santiago, lontano dal provincialismo italiano, anche se non tutto va come previsto.

- Alessandro, come nasce questa storia?

- Avevo in mente due idee, all’inizio: guardare due personaggi nati in una realtà provinciale con cui non riescono più a convivere, e lasciarli dove vivono, facendo sviluppare la storia ad Agro, oppure scegliere un ambiente completamente diverso e vedere come lo gestiscono. Ho preferito il secondo. Il primo personaggio porta tutto il carico del business della famiglia, della crisi e di un figlio che deve nascere, mentre l’altro, incompreso perché gay, sceglie la fuga, quando se ne presenta l’occasione.

- In entrambi i casi, ciò che appare come l’anticamera di una sconfitta. Si può quindi dire che il film sia un manifesto anti-italiano? 

- Sì, assolutamente.

- E il fatto di rappresentare una società civile cilena giovane e che si ribella, per la mancanza di sviluppo, di lavoro, vuol fare da contraltare alla situazione del Bel Paese?

- Credo di sì: il film nasce dopo dopo il 2010, anno in cui, in Cile, una 18enne ha portato in piazza un milione di persone contro la privatizzazione della scuola. Ma queste problematiche globali ai coetanei di Davide non interessano, nell’ambiente provinciale italiano. Ad Agro, i ragazzi si occupano di cose molto più piccole…

- Il finale, però, sembra riconciliare i due mondi, ma… credi che possa essere davvero messo tutto in ordine, come succede nel film?

- Non lo so. Sicuramente, c’è una riconciliazione tra i due fratelli, che costituiscono il nucleo centrale della storia. Si potrebbe ipotizzare che Davide non tornerà in Italia, mentre il suo fratello maggiore sì. Ma Davide, anche se non conosce la lingua e la cultura, non mi fa preoccupare come Loris. Stando in Cile, si è sentito libero dal carico delle responsabilità, e il rientro per lui non sarà affatto facile…

 

 

 

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