Lancio una nuova sfida: confrontare le maniere italiane con quelle russe, sulla scia dello “scandalo” creato da un hotel di una nota località di villeggiatura in Italia, che ha diffuso un video su You Tube con una modella russa che, in incognito, per conto della struttura, dava “piccoli suggerimenti” ai clienti russi sul bon ton da usare negli alberghi. Poiché homo homini criticus, si tende a notare sempre la maleducazione del prossimo più che la propria. Oggi chi rispetta ancora il Galateo? Il termine “Galateo” deriva dalla trasposizione latina del nome Galeazzo (di Florimonte), il vescovo che ispirò il celeberrimo libro con le regole delle buone maniere a tavola, pubblicato nel Cinquecento ad opera di monsignor Giovanni della Casa.

Le regole non scritte del bon ton sembrano esser divenute obsolete non soltanto per i russi. Di “cafoni” è pieno il mondo, e il binomio arricchito- cafone, luogo comune senz’altro vero in molti casi, non è l’unico riscontrabile. La maleducazione si estende da est ad ovest, da nord a sud, e non sempre dipende dal conto in banca.

Tuttavia, sembra che, nella mentalità italiana, i turisti russi “molto benestanti” si comportino in maniera particolarmente sgradevole e grossolana quando sono in villeggiatura in Italia. Mettiamo a confronto gli italiani e i russi nelle situazioni più comuni. Che abbia inizio la partita!

IN CODA   – Italia: 0   Russia: 0

Italiano: si sa che gli italiani non sopportano le code. L’italiano s’infila nella coda come un avvoltoio in una nidiata di passeri: in picchiata. Cerca di scavalcare, di trovare qualcuno che conosce più avanti; si sporge, si insinua negli anfratti come un serpente. Guarda angosciato a destra e sinistra, imprecando, perché la coda che non hai scelto è sempre più veloce. I più audaci chiedono con disinvoltura di passare avanti, con scuse disparate (al supermercato quella di mostrare che si ha in mano solo il latte funziona sempre). A volte, però, i sorpassi in coda creano sommosse popolari. Signore inferocite gridano “c’ero prima io!”, e la classica risposta ingenua è “mi scusi, non avevo visto”.

Russo: si dice che i russi siano abituati alle code dai tempi dell’Unione Sovietica, e che in coda si passasse tanto tempo da poter trovare marito. Oggi in coda i russi sono civili e calmi, eccetto le “babushke“. Sembra esista un binomio tra l’anziana signora con qualche rotella fuori posto e la sua mano tremula sporta verso la cassa, che sovrasta quella di chi si trova davanti a lei. Queste signore sono risolute come gendarmi, e chi le biasima? Anche in metropolitana ti si parano davanti e ti fanno cenno, senza tanti fronzoli, di alzarti immediatamente e lasciar loro il posto. Mi pare giusto. In coda hanno anche il vizio di stare attaccate fisicamente alla persona davanti a loro, e di farsi (involontariamente?) gli affari altrui. Con tutto il dovuto rispetto, ma in banca, quando si parla di parecchie migliaia di rubli, la cosa può risultare seccante.

AL RISTORANTE -  Italia: 2; Russia: 1

Italiano: l’italiano medio al ristorante non è certo un esempio di gran classe. Spesso rumoroso e poco elegante nei gesti, all’estero è destabilizzato dall’assenza di pane e grissini sul tavolo e dai menu senza traduzione. Ci sono in genere due tipologie di italiano in un ristorante all’estero. L’italiano A raramente si spinge a sperimentare pietanze locali, che guarda come si scruterebbe Alien, con le sopracciglia aggrottate in segno di perplessità e disgusto. L’italiano B, ovvero l’improvvisato etnografo politically correct, per fare l’impavido cosmopolita, ordina cose a caso, che chiama anche con il loro giusto nome (sorvoliamo la pronuncia) ma poi passa la notte in bagno, tra il Maalox e la conta delle pecore. Tuttavia, spezziamo una lancia a favore del nostro Paese: la cucina italiana, sarò banale, è inimitabile, nonché molto sana e ricca, se comparata a quella americana e del centro Europa. Oggi la tendenza dell’aperitivo sta abbassando il livello qualitativo del cibo e creando la cattiva abitudine di cenare a pizzette e fritti bevendo alcool. Tuttavia, l’happy hour ha il suo fascino e viene copiato in tutto il mondo.

Russo: i russi sono grandi ammiratori della cucina italiana, anche perché la cucina russa non può competere con quella del Bel Paese in quanto a gusto, varietà, raffinatezza. La pietra dello scandalo e delle incomprensioni è l’abitudine russa di abbuffarsi di varie pietanze in contemporanea. A tavola, la parola d’ordine è: abbondanza.  L’antipasto, il primo e il secondo non vengono serviti “a portate”. Quando un russo ti invita a cena, la tavola è riccamente imbandita di svariati piatti: il cibo si sceglie e degusta tutto in una volta, senza un ordine. Ciò può creare imbarazzanti malintesi, se i russi scelgono un ristorante italiano di alto livello. Mangiano da Cracco e ne escono mogi, dicendo che hanno ancora una fame tremenda. Gloria alla novelle cuisine, sulla sua bontà non si discute, però fa innervosire chiunque un piatto di design di 35×35 cm con appoggiato sopra un raviolo (uno di numero!). Vorrei anche sfatare il mito del russo che non ringrazia il personale, perché a me è capitato più volte di udire dei sentiti “spasibo” rivolti ai camerieri.

CAFFE’-  Italia: 1; Russia: 0

Italiano: si sa che l’italiano ha il culto del caffè, che richiede in un’infinità di declinazioni. Macchiato, corto, medio, lungo, espresso, ristretto, doppio, con latte freddo, caldo, cappuccino e via dicendo. Per l’italiano, il caffè è un momento breve ma sacro. La pausa caffè in ufficio, il “bersi un caffè” con qualcuno non significa solo alimentarsi, ma è un vero e proprio rituale sociale. “Nu caffè” simboleggia un momento rapido, spesso da assaporare in piedi, perché “l’italiano medio” è perennemente impegnato, e armeggia ogni due secondi con il cellulare.

Russo: i russi amano il cappuccino e il “latte” (latte montato con una goccia di caffè). Non c’è da soprendersi che lo bevano a tutte le ore, anche 3 o 4 al giorno, prima di pranzo o dopo cena. L’italiano inorridisce di fronte a ciò, soprattutto per invidia riguardo lo stomaco di ferro dei russi. I russi sono gente da cappuccino o da the: devono stare seduti e bere comodamente. Non mi sento di penalizzarli per questo, ma se vogliamo dar retta alla raffinatezza in fatto di accostamento di sapori, il caffè con il latte, oltre ad essere pesante prima dei pasti, tende a lasciare in bocca un sapore (ottimo ma molto intenso) che può influenzare e compromettere quelli successivi delle pietanze che si andranno a degustare.

ABBIGLIAMENTO - Italia: 1; Russia: 1

Italiano: la moda italiana è rinomata in tutto il mondo. Azzarderei: la moda è creata dagli italiani, ma indossata dagli stranieri. Quale italiano si può permettere Gucci, Armani, Prada? Gli italiani vestono piuttosto male e molto cheap. Tralasciamo i “supercafoni” di certe amene e pittoresche località italiane, e le loro discutibili mise. Escludiamo i radical chic e i loro jeans a sigaretta, mocassini da barca e camicie di lino o seta, perché è difficile criticarli (vestono sempre uguale, come i fumetti). Stendiamo un velo pietoso sui “non cresciuti”, che girano vestiti come Bob Marley a quarant’anni. Le donne, in generale, vestono casual e sempre più simile agli uomini. Durante un lavoro in Russia, la gente del posto fu sconvolta dalle brutte scarpe indossate dalle italiane: “Vivete nel regno della moda e vi comprate queste scarpe?” era il commento più frequente. I russi deridono spesso anche il look degli uomini italiani, troppo modaiolo. Pantaloni e magliette sempre più aderenti, sciarpe anche d’estate, accorgimenti “metrosexual” non fanno parte del guardaroba dell’uomo russo medio, che deve sempre risultare molto virile.

Russo: si sa che i russi impazziscono per le griffe italiane. Si sa che le donne vestono in maniera molto femminile e vistosa. Spesso il buon gusto viene a mancare, quando la semplicità non fa da guida, ma l’ostentazione. Certo è che raramente una ragazza russa avrà qualcosa fuori posto: pettinature costruite, tacchi vertiginosi e manicure impeccabile (a volte eccessiva). Oggi il mito della russa sexy però va ridimensionato: a Mosca si vedono tante ragazze con sandali piatti o scarpe da tennis. I sottopassaggi del metro sono talmente lunghi, che si ritroverebbero zoppe tra qualche anno, se li affrontassero in tacco 12. Ho visto ragazze russe dall’aria molto fine (merito dei bei lineamenti) e dal look curato, ma equilibrato. Sono sempre di più le donne russe raffinate che non solo comprano abiti d’alta moda, ma sanno anche abbinarli in maniera ammirevole. Per quanto riguarda gli uomini, visti dagli italiani sono un vero disastro: pettinature improbabili (le tipiche frange a mezza fronte con ciuffi lasciati lunghi dietro da “uomo dell’est”), scarpe a punta in coccodrillo, mocassini laccati, aria trasandata sono ciò che più fa sorridere.

VOCABOLARIO -   Italia: 0; Russia: 1, ai rigori

Italiano: è risaputo che “l’italiano medio” dice una quantità inaudita di parolacce. Anche le donne ormai non si risparmiano nulla. Ricordo che, verso i 13 anni, intrisa di buona educazione grazie ai miei genitori, rimasi colpita nel vedere certe madri di mie conoscenti usare la parola “cazzo” come fosse una banale preposizione. Devo ammettere che il mio stupore, con gli anni, si è assopito parecchio! La parolaccia è contagiosa, e sta entrando a far parte del vocabolario quotidiano e mediatico, a tutti i livelli. Riguardo l’uso corretto della grammatica, bisognerebbe stendere un velo pietoso. Si sa che il congiuntivo, le desinenze corrette di verbi come “credevamo” e “vedevamo” (oggi divenuti inspiegabilmente: “credavamo” e “vedavamo”), il passato remoto e le corrette consecutio temporum del periodo ipotetico stanno diventando più rari del rinoceronte di Sumatra. Il proliferare dei reality agevola notevolmente la divulgazione della non-grammatica. Quando su Real Time vediamo un tizio, che deve organizzare il matrimonio per la sua fidanzata, scrivere su un volantino da distribuire in paese: “venivi a letto con me, se non mi dovevo sposare domani?”, non si può non avvertire un brivido lungo la schiena!

Russo: i russi restano generalmente allibiti dalla quantità di parolacce pronunciate dagli italiani. Certo, anche loro le usano, ma in televisione e sui giornali sono una sorta di tabù.  E’ molto maleducato, in particolare, sentirle in bocca alle donne. Un punto per i russi, dunque, in quanto ad educazione verbale. Per quanto concerne la grammatica, anche in Russia è ormai maltrattata, e non solo per la presenza di immigrati che non conoscono la lingua in maniera perfetta. Si assiste, come in Italia, ad un impoverimento generale del vocabolario. Pare che solo San Pietroburgo, capitale della cultura e degli snob per eccellenza, resista al degrado lessicale.

IN MACCHINA -  Italia: 0; Russia: 0

Italiano: l’italiano al volante non è proprio l’immagine del bon ton. Grida, impreca, fa gesti a non finire, si spazientisce per qualunque cosa. Ha sempre ragione lui, e torto tutto il resto del mondo (supportato da affermazioni maschiliste becere come “eh, c’avrei scommesso che al volante c’era una donna” oppure “odio quelle con le Smart” e via dicendo). In generale sulla strada vige l’anarchia: sorpassi ad ogni angolo, motorini che sfrecciano da ogni parte, concerti di clacson, pedoni falciati o che non riescono mai ad attraversare. Come in un videogame, l’importante è destreggiarsi nella giungla urbana. Al momento del parcheggio tutto cambia, perché ormai le multe sono così salate da scoraggiare anche il più ostinato dei parcheggiatori in seconda fila. Non parliamo poi dell’attaccamento morboso dell’italiano all’automobile, manco fosse suo figlio. Le trova un graffio o una briciola sul sedile e impazzisce. Salvo poi salire su auto altrui e mettere i piedi sul cruscotto spargendo i Fonzies dappertutto. “Tanto non è mia”.

Russo: il russo in macchina è generalmente più calmo e civile di quanto si potrebbe pensare. A Mosca il traffico è talmente infernale, che gli autisti vi si rassegnano. Raramente si sentono suonare clacson o si vede il taxi/conducente imprecare contro “ignoti”. Va detto però che la cintura di sicurezza è un optional, e che la guida del “russo” o moscovita medio appare assai poco sicura. Si parla al cellulare al volante di continuo, ci si distrae, si svolta senza freccia e all’improvviso. L’anarchia si nota sia nel parcheggio che nel tragitto. Quanto all’attaccamento alle auto, se sono straniere e nuove, i giovani le trattano come vere e proprie icone. D’altro canto, certe vecchie Lada o Volga, cimeli sovietici che stanno su con la colla, potrebbero fermarsi o esplodere da un momento all’altro. E’ molto pittoresca la sfilza di rottami di automobili che si nota spesso ai bordi delle autostrade. Le auto sono come le scarpe. Vige la regola “usa e getta”. Morta una Lada, se ne fa un’altra. Amen.

SORRISI E SALUTI - Italia: 1; Russia: 0

Italiano: l’italiano tende sempre meno a salutare il prossimo, a curarsi di chi ha di fronte ed essere gentile. La maleducazione dilaga anche da noi. Non siamo ipocriti: nessuno guarda in faccia nessuno, né quando guida, né quando cammina, né quando entra in un locale. In generale, però, specialmente nei paesi più piccoli, c’è cordialità e ospitalità da parte degli albergatori e da parte dei clienti. L’abilità sta anche nel creare un contatto con i visitatori, spiegando loro in cosa il locale si distingua, illustrando i piatti, descrivendo i servizi.

Russo: i russi sorridono poco e appaiono freddi. Pare che alla base ci sia una differenza culturale. Niente di personale, insomma. Naturalmente la barriera linguistica gioca un ruolo fondamentale: come potrebbero i russi, in visita in Italia, complimentarsi per il servizio o chiedere qualche curiosità sulla provenienza e preparazione dei cibi, se non parlano italiano e se spesso gli albergatori non parlano inglese? La mancanza di senso civico, in Russia, si nota in metropolitana. Le porte del metro di Mosca pesano 10 quintali, e ti arrivano addosso come un boomerang. Sono un’arma letale che puntualmente viene rilasciata da quello che ti sta davanti, senza che si curi minimamente di chi ha dietro, a cui potrebbe arrivare dritta in faccia. Mi stupisco che non sia tra le maggiori cause di traumi cranici in città!

GALANTERIA-   Italia: 0; Russia: 1

Italiano: l’antica galanteria del latin lover sembra ormai estinta. L’italiano medio esce a cena con una nuova conquista e quando arriva il conto “fa alla romana”. Si giustifica dicendo: “sai, la crisi…” oppure “volevate tanto la parità dei sessi? Pagate allora”. In generale si nota un inasprimento della tirchieria, data anche dal caro vita (non che nel resto del mondo certe cose le regalino, per carità).

Russo: i russi sono generalmente molto più galanti di ciò che si pensa, soprattutto con le donne. Poiché la donna è in Russia vista in maniera più tradizionale che in Italia, merita rispetto e corteggiamenti. Il russo si presenta spesso munito di fiori ad un appuntamento, apre la portiera, porge la mano, offre qualunque cosa ad una donna (pranzi, cene, bibite, sigarette). Per questa ragione spesso viene frainteso l’atteggiamento delle belle ragazze russe, che sembra diano tutto per scontato quando in Italia qualche corteggiatore “de noantri” le invita a cena. Per loro è del tutto normale che l’uomo offra. Questione di abitudine.

Per concludere, non mi sembra che l’italiano medio sia poi tanto meno cafone del russo medio. Mi pare azzardato, oltretutto, che proprio da un certo litorale arrivino le critiche di bon ton, la cui popolazione locale, senza offesa, non incarna proprio l’eredità di Grace Kelly. Bestemmie in dialetto, urla e e anarchia per quanto riguarda il rispetto del codice della strada, liti furibonde tra vicini, campanilismo sterile, niente raccolta differenziata, stivali a gamba nuda d’estate, minigonne inguinali con cellulite in bella mostra sono solo alcune delle cose che saltano all’occhio. Da che pulpito, dunque, arrivano le critiche ai russi! Chi è “senza cafoni”, scagli la prima pietra.

E voi, cosa ne pensate?

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