Ecco un argomento divertente, su cui ci sarebbe un’infinità di cose da dire: l’italiano che decide di andare in Russia, magari non solo per una breve visita turistica, ma per studio o lavoro. Cosa troverà? Quali sono le differenze che noterà, rispetto all’Italia? Cosa lo colpirà immediatamente?

Basandomi sulla mia esperienza, ecco le 10 differenze più eclatanti che mi è capitato di notare:

1) L’acqua del rubinetto non è potabile! L’italiano è sconvolto da questo fatto, non se ne capacita. La cosa seccante è quando si rincasa la notte, magari alticci, assetati e stanchi, e ci si ricorda all’improvviso che l’acqua potabile in casa è finita. Fortunatamente, di solito ci sono chioschi aperti 24 ore vicino alla propria abitazione. C’è chi tenta anche il suicidio o di dimagrire con lo stratagemma della diarrea, e ha l’ardire di bere un paio di bicchieri d’acqua corrente. Il risultato, solitamente, è lo svenimento e l’otturazione del water. Non necessariamente in quest’ordine.

2)I prodotti del supermercato non sono italiani! Strano! Siamo in Russia! Quelli da cui gli italiani sono più incuriositi, generalmente, sono: i biscotti stantii impacchettati in sacchetti di plastica; il kolbasa (salame) pressato in un tubo, di colore rosa chiaro e di dubbio gusto; il latte in sacchetti di plastica amorfi; il kefìr (yogurt russo semiliquido), che generalmente viene scambiato per latte; shampi e balsami di marca Shauma (di cui ovviamente non si distingue l’esatta natura) che fanno i capelli alla Gullit; le mitiche cicche Orbit, che hanno gusto per i primi 30 secondi, poi diventano dei pezzi di caucciù insapore; il formaggio salatissimo tagliato a fili lunghi e sottili (a me piace molto); il pesce secco in bustine di plastica, da sgranocchiare assieme alla birra; i mille tipi di grechka, kasha e mannaya krupa (grano saraceno, semolino) che i russi consumano anche al mattino in forma di brodo (quello che gli inglesi chiamano “porridge”). Si possono “italianizzare”, cucinandole asciutte con formaggio e pepe, rendendole simili alla nostra polenta; le temute torte del supermarket, alte e all’apparenza succulente, che è consuetudine portare quando è il compleanno di qualcuno. Non ho ancora capito se siano commestibili, perché le creme sanno di plastica, e probabilmente risalgono ai tempi della Perestroika; la fantastica frutta secca da prendere con le palette a volontà (di cui l’ottimo kuragà, albicocche secche).

3)I sottopassaggi. In Russia ci sono moltissimi sottopassaggi, che rivelano spesso vere e proprie città sotterranee, con negozi, centri commerciali o esposizioni di quadri in vendita. L’italiano generalmente è diffidente verso il sottopassaggio: vorrebbe attraversare spavaldamente la strada, ma a Mosca, quando si rende conto che è larga 10 metri e che verrebbe falciato senza alcuno scrupolo, è costretto ad addentrarsi nel sottopassaggio. D’inverno sono comodissimi perché riparano dal freddo. Personalmente, li adoro, perché immergono in un’atmosfera a sé, come se si entrasse in un acquario. Alcuni, lunghissimi, hanno a metà un suonatore ambulante. Sentire la musica della fisarmonica o le canzoni con la chitarra del mitico Viktor Tsoy a me fa sempre un certo effetto, soprattutto quando lo si sente d’improvviso, mentre pochi secondi prima i rumori della città s’erano collocati come un sottofondo monotono.

4)Le case russe. Sono tutte uguali, con il cortile interno su cui si affaccia tutto il caseggiato, e l’immancabile parco giochi, con trastulli arrugginiti, che fanno venire lividi al sedere al solo guardarli. Entrando nell’androne, l’italiano resta sconvolto dal cattivo odore e dalla scarsa manutenzione dei pianerottoli condominiali. L’ascensore spesso è rotto, e se non è rotto è pericolante. I muri sono scrostati, e qualche volta si fa la conoscenza con un ubriacone steso a terra nel corridoio. Meglio non farci caso, come farebbe un russo: lo si scavalca e si prosegue.

Entrati in casa di un amico russo come ospiti, cari italiani, DOVETE togliere le scarpe. Sappiatelo e preparatevi (calzini senza buchi, pedicure o altri stratagemmi sono graditi). Quando si mangia, ad una cena in casa, è d’uopo portare qualcosa da bere e dei cioccolatini. La tavola russa è imbandita, e non ci sono portate durante la cena: tutto è sul tavolo sin dall’inizio, in grande abbondanza; si mangia e si beve per tutta la sera, con calma. Non innervositevi, dunque, se vi siete offerti di cucinare le penne all’arrabbiata all’italiana e i russi le metteranno in tavola assieme al salmone e agli affettati, lasciandole placidamente diventare gelide e collose.

Le case russe, come quelle di mezza Europa, non hanno il bidet né tende scure alle finestre. Alcuni consigli per ovviare a tutto questo, sono la mascherina dell’aereo e la vasca della doccia da usare come un bidet gigante.

5) I locali russi. Se andate a mangiare e bere qualcosa, o a trascorrere del tempo in un locale russo, DOVETE togliere il cappotto. E’ davvero un gesto maleducato, per i russi, che voi teniate addosso la giacca (e cappello ovviamente), di qualunque ingombro e genere essa sia. Perciò, non spazientitevi se le signorine all’ingresso vi bloccheranno e dirigeranno senza troppi fronzoli al guardaroba.

Per i ristoratori russi non esiste situazione in cui voi avventori non vi accomodiate in un comodo tavolo, quasi sempre con divanetti. Se non avete prenotato o non c’è posto, dovrete aspettare che si liberi un tavolo. Nessuno beve in piedi o chiacchiera fuori da un locale, come in Italia. Bisogna stare seduti e comodi, rilassarsi con gli amici e ordinare qualunque cosa, alcolici, the, gran quantità di cibo e, se presente, fumare il kaliàn (narghilè). Adoro questo culto del relax nei luoghi pubblici.

6)Taxi abusivi. L’italiano è sconvolto dal fatto che in Russia (a Mosca in particolare) per tornare a casa non sia necessario comporre un numero ufficiale dei taxi, ma alzare il braccio con il pollice in evidenza, e salire sulla prima macchina che accosta. Solitamente i tassisti abusivi sono caucasici: uzbeki, armeni, georgiani, dal russo colorito e dalla parlantina instancabile. Le loro macchine, generalmente, sono di marchi come Lada, Zhiguli o Volga, dai sedili di peluche, con riscaldamento a palla, e l’immancabile icona penzolante dallo specchietto retrovisore (o l’occhio di Allah, dipende dai punti di vista). Potrebbero lasciarvi a piedi a metà del percorso, ma questo fa parte del prezzo amico, concordato subito con l’autista; potrebbero venire fermati dalla polizia per controlli. In quel caso, niente panico. Scendete dall’auto- la vostra corsa sarà gratis- e allontanatevi a piedi, cercando un altro amico disposto a darvi un passaggio. Personalmente adoro questo sistema, che trovo onesto, pittoresco, comodo e non pericoloso. Certo, si sono lette sui giornali storie di persone scomparse, salite su macchine di sconosciuti. Succede di tutto, è normale, basta non andare in giro con valige piene di soldi e mostrarsi sicuri di sapere l’itinerario.

7)La polizia. La polizia russa, onnipresente, è per antonomasia corrotta. In Ucraina, con un gruppo di turisti, mi capitò di essere fermata in piena notte  perché pagassi i poliziotti in denaro o ricaricassi loro il cellulare. La scusa era che non si poteva girare ubriachi per strada. A piedi! Se vi capitasse di essere fermati, niente panico. Allungate una mazzetta e do svidania. Prima di “comprarli” con qualche rublo, però, aspettate di capire cosa vogliono. Si può incappare anche in persone oneste che vogliono solo controllarvi il passaporto. Discutere animatamente è sconsigliato, perché il poliziotto russo (così come il burocrate, l’impiegato allo sportello della banca o del metrò) ha SEMPRE ragione.

8) Finanza e tecnologia. L’italiano è sconvolto dal fatto che i russi rispondano molto lentamente alle mail, o le ignorino del tutto. Niente paura, è normale, generalmente le aziende medio piccole e i privati non hanno un ottimo rapporto con le email. Preferiscono parlare di persona per concludere affari.

Il sistema fiscale e amministrativo russo è diverso da quello italiano. Se dovete richiedere una fattura intestata con il nome della vostra società straniera, state freschi. Non sanno cosa siano, non sono abituati a farle. Di contro, pretendono estrema serietà nelle firme dei contratti, sempre accompagnate da timbri. Non sono valide forme telematiche di documentazione, ma sempre e solo cartacee. Sarà una lotta all’ultimo sangue.

9) Le donne russe. Capitolo interessantissimo per l’italiano marpione, è proprio vero che, generalmente, le donne russe sono bellissime e molto sensuali. Hanno maggiore cura nell’abbigliarsi, e ultimamente anche il gusto negli abbinamenti, a volte un po’ ridondante e volgare, sta raffinandosi. Per la donna russa è un segno di rispetto mostrarsi in pubblico curata. Lo stereotipo tipico la vuole su tacchi altissimi e con pettinature improbabili. Le donne russe sono ancora così, eppure stanno lentamente scendendo dai trampoli. A Mosca, di giorno, è pieno di ragazze in scarpe da ginnastica e ballerine. Dovendo percorrere a piedi chilometri nei sotterranei delle metropolitane, hanno optato per la comodità.

Molto divertente, per gli italiani, è vedere come le donne russe si mettano in posa per le fotografie. La tipica posa russa prevede schiena arcuata, gambe accavallate, viso di tre quarti, sorriso malizioso senza mostrare i denti, cura impeccabile della posizione delle mani (una generalmente appoggiata su un fianco, l’altra distesa lungo il corpo). Le russe amano posare accanto ad elementi della natura, come fiori, alberi, laghetti. Il risultato è estremamente kitsch e molto divertente da osservare. Nell’Aleksandrovskij Sad (il giardino di Alessandro, a destra di fronte alla Piazza Rossa) ho visto code di ragazze che attendevano di farsi fotografare di fianco ad un banalissimo ramo con qualche fiore appena sbocciato. Sono cose che non possiamo capire, ma per loro la primavera e il clima mite sono una vera e propria gioia, da festeggiare come meglio credono.

10) Russia mia, mi piaci come sei. L’italiano però, mettendo da parte la fatica per trovare un espresso come si deve o una mozzarella di bufala senza pagarla come il suo stipendio, noterà anche: che in Russia le strade sono splendidamente larghe, le piazze imponenti, quasi ieratiche. C’è un’atmosfera speso malinconica, a volte squallida (soprattutto lontano dai centri) ma proprio lì è sedimentata la profondità e il carattere peculiare della Russia. Tra l’oro delle icone e delle cupole, la cenere e lo smog dei tubi di scappamento delle macchine sovietiche, le città trasudano storia, contrasti, ricchezza, grandezza e mestizia. L’italiano percorrerà ponti, osserverà i fiumi in piena, ghiacciati o calmi; entrerà nelle cattedrali, camminerà per i parchi e i larghi marciapiedi, la sera quando c’è bel tempo e una quiete inusitata, e ne rimarrà deliziato. Conoscerà i russi, e vedrà che non sono dissimili dagli italiani: ospitali, casinisti, inaffidabili, scaltri, diffidenti all’inizio ma poi estremamente generosi. Capirà che un filo sottile lega queste nazioni così differenti: quel quid che sta tra la raffinatezza culturale e il “becerismo”. In Russia lo spirito ormai è sguinzagliato, e serpeggia tra le Limousine e i busti di Lenin, arraffa ciò che trova e lascia stordito chi vuole imporre a questo paese i suoi schemi, il suo background. La Russia lascia senza parole, per la troppa personalità. Quando c’è troppa storia, troppa sofferenza, troppa potenza, una nazione esplode in mille direzioni; ed è così che la Russia, come un fuoco d’artificio, si è sgretolata in cocci bronzei della rivoluzione, in manufatti lignei della tradizione, in eccessi degli oligarchi e austerità architettonica; il visitatore resta a fissare sbigottito ogni frammento di questo caos straordinario, incastrato tra la rozzezza e la poesia.

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