Cari italiani che vivete in Russia o che ci avete vissuto, questo articolo è per voi. Non siete soli. Sappiatelo.

Cari italiani che studiate russo, o che siete capitati in Russia per qualche tempo e quella che doveva essere una vacanza o un soggiorno di lavoro si è trasformato in un tentativo continuo di disperata sopravvivenza… tutto questo è dedicato a voi, e a tutte quelle volte che avete dovuto infilarvi ciabatte infeltrite di tre numeri più grandi, entrando in casa di un vostro conoscente russo; a tutte quelle volte in cui vi siete lavati i capelli con il bagnoschiuma e le ascelle con il sapone per piatti, perché non capivate nulla di quanto scritto sui prodotti del supermercato; alle foto da italiano medio che avete fatto alle casse russe, con quella scritta, KACCA, che trovate immancabilmente buffa; alle dannate cicche Orbit che avete masticato con ostinazione, nella vana speranza che dopo 30 secondi non diventassero della consistenza di micro mattoni e non perdessero qualunque aroma; a tutte quelle volte che, quando avete biascicato al cameriere счет, пожалуйста “schot, pozhaluista” (conto, prego) vi ha portato uno shot di vodka, mannaggia a quel dannato suono сч (e al gambetto della Щ), o che, sempre chiedendo il conto, avete tirato fuori la carta di credito 3 volte, annuito e negato, chiesto appello alla Madonna, tirato fuori pure le carte napoletane, nel tentativo di afferrare una domanda del tutto semplice e ricorrente: ha la “skidochnaya karta”, la carta sconti? A quei diamine di tost, che speravate fossero sandwich ma erano inutili discorsi pre- brindisi a tavola, che cominciano sempre con za… cui avete cercato di adeguarvi, tirando in ballo dio solo sa cosa, pure i pronostici di salute e prosperità di Paolo Fox, e al santo samagon, che ha avuto la magica proprietà di rendervi più inerte di un vegetale il mattino successivo (nella migliore delle ipotesi); a tutto l’aglio, la cipolla, l’aneto che avete ingerito (anche accidentalmente), al cibo marinato, al pesce secco salato come il Mar Morto, al pesce di lago ripieno, più letale del vecchio polpettone, e al terrore di tutti gli italiani: il terribile rossijskoe shampanskoe (champagne russo, che ci vuole un bel coraggio a chiamare così!), o il vino polu-sladkoe (vino semi-dolce). Io vi capisco. Vi sono vicina a livello empatico.

Ok, in linea di massima, sul cibo i russi non ci possono battere, ma dove invece riescono piacevolmente a sorprenderci e superarci?

LOCALI: I locali russi sono spaziosi, hanno sempre i divanetti e si può sempre mangiare qualcosa, quasi ad ogni ora. Che siano club alla moda o caffè dai nomi astrusi, servono sempre il the e la cheesecake. Non capita mai di stare in piedi, perché in Russia se entri in un locale DEVI sederti e stare ben comodo. In più i locali hanno la già menzionata la carta sconti, che non fa mai male. Ah, e spesso c’è il mitico kalyan (narghilè), che forse farà anche male, ma è fantastico.

BAGNO: La tualet nelle case russe è quasi sempre divisa in due locali: quello con doccia o vasca e lavabo e quello con il water, isolato (e, in rari casi, il bidet). Trovata tutt’altro che stupida, perché i delicati olezzi corporei rimangono separati dal profumo dei bagnoschiuma, inoltre se in casa avete poco tempo e il vostro coinquilino si deve fare una doccia mentre voi dovete espletare bisogni corporali, potete farlo, et voilà, in contemporanea. Dovremmo imparare da loro!

TAXI: i taxi in Russia, abusivi o non, costano un quinto che in Italia. Questa è una piacevole scoperta verso cui l’italiano è inizialmente diffidente. “Andiamo in macchina”, propongono gli amici russi, e noi: “ma no, addirittura? E’qua dietro…”. Quando ti accorgi che per 5 km in Italia ti avrebbero chiesto 40 euro e a Bryansk ne hai spesi 2, e soprattutto che è pieno di taxi in giro che si fermano al primo cenno, la gioia è tanta, che prendi il taxi anche per andare all’isolato di fronte, e sollevi il braccio per strada come un ossesso (e un emerito idiota), roba che manco Mussolini col saluto romano. La chicca poi è che i taxi mettono sempre a palla il mitico pop russo dalla radio, canzonette disco che suonano come nenie strappalacrime alla Gigi d’Alessio remixate da dj anni ’90. Evviva!

OSPITALITA’: pensiamo che i russi siano freddi e distaccati, ma è un luogo comune da sfatare. Quando diventi loro amico o collega, la loro missione diventa una sola: rimpinzarti di cibo come un tacchino ripieno e farti tornare a casa con più souvenir di un collezionista giapponese. Così, quando t’accorgi che i russi sono in realtà più ospitali e gioviali di una massaia calabrese, e che non esistono per loro espressioni come: “sono a posto così, salterei il dessert…” o “non mi ci sta in valigia l’intero servizio da the con la Cattedrale di San vattelappesca…”, diventa tutto un magna magna (e, immancabilmente, un Alka Seltzer dopo ogni incontro): battutone, piatti e bicchieri sempre pieni, ciò che è mio è tuo e il mitico shvedskij stol, tavolo svedese (che altro non è che il buffet) a tutte le ore del giorno.

RADICAL CHIC CHE? Rispetto all’Italia, la Russia è molto più genuina e non va tanto per il sottile. E’ un Paese ancora per lo più incontaminato dalle tendenze radical chic, dagli eufemismi, dal bon ton di facciata. Se a volte, forse, esagerano un tantino con il patriottismo (“se l’esercito russo fosse davvero andato nel Donbass, in due giorni l’intera Ucraina sarebbe diventata russa!”, potreste sentir proclamare), di sicuro la Russia è ancora quel tipo di territorio in cui quando dici che non mangi carne ti guardano come fossi un malato terminale, quando racconti una barzelletta politicamente scorretta sulle minoranze etniche a volte nemmeno ridono, ma annuiscono, e quando butti lì ogni tre parole un meeting, CEO o double check per fare il figo, ti guardano come se avessero ingerito accidentalmente del letame/non ti capiscono. D’altronde non so voi, ma io preferirei di gran lunga bermi una birra con la zia Sveta che si fa le foto in posa con gli stivali d’oro e la Limousine bianca sullo sfondo, piuttosto che un centrifugato di rabarbaro con l’art director di una start-up milanese di nonsocosa-sharing. Tamarri di tutto il mondo, unitevi.

PARLIAMO RUSSO? NO, SCHERZAVO…

I russi che cercano di parlare italiano sono fantastici. “Adriana Celentana, Tota Kutunio, Ferari” sono i loro leitmotiv, con quella magica “o” che diventa sempre “a”. Si illuminano di immenso quando vedono un italiano e cominciano a cantare le solite canzoni trash che trasmettevano in radio durante l’Unione Sovetica: “Sono un italiano (a)… italiana vera” prima di tutto. Non dimentichiamo però che anche l’italiano che parla russo è visto, solitamente, come un marziano o uno spassoso gioppino. Imparare a dire sdravstvuite e pozhaluista in maniera decente equivale a studiare i primi 15 canti della Divina Commedia a memoria. Non sempre ci riesce di “sciacquare i panni nella Neva”… e allora vai di parole scandite come fossero spelling, il segno molle questo optional, з o с, ш o щ è la stessa roba, non facciamo i precisi; corsivo da elementari, accenti tirati a caso, casi tirati a caso (anvedi il gioco di parole) e chi capisce capisce, altrimenti: nichevò (fa niente). Non andiamo nemmeno a nominare il perfettivo/imperfettivo e i verbi di moto- ché, se affermiamo con convinzione di essere andati al supermercato e non essere più tornati, di essere andati a piedi in Africa o nella stanza di fianco in autobus, i russi chiuderanno un occhio, rassegnati. Un trucco per sembrare fighi? Intercalare tutto il tempo, inserendo nel discorso espressioni come: просто супер, prosta super! Вообще, Voobshe! Ничего себе, Nichego sebe, ну nu… вот так вот, nu… vоt tak vot. Anche se il russo non lo masticate certo come Pushkin, se durante la conversazione butterete lì queste espressioni, vi prenderanno subito per fluenti russofoni (o almeno, li illuderete per i primi 10 secondi).

Comunque, nei confronti di questa proverbiale difficoltà della lingua russa, a volte riusciamo anche prenderci qualche sapida vendetta: così, la classica frase: спасибо Вам большое, spasibo vam bolshoe (la ringrazio molto), può diventare: “Spasiba, bambascione”, e scatenare l’ilarità degli italiani presenti, ad insaputa dei poveri russi a cui la rivolgiamo. Lunga vita alla Federazione!

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