Ci è giunta una lettera – stavolta tramite la nostra collaboratrice Valentina Moretti e il suo blog Nonsolomatrioske.org - sulle differenze tra il lavoro dipendente in Russia e in Italia. Sicurezze, problemi ecc.
L’agenzia “Pravo i Slovo” ci ha aiutati a rispondere.

 

Salve, vorrei avere qualche parere sulla regolamentazione del lavoro dipendente in Russia.
Cosa ne pensa il cittadino medio? Si sente tutelato, protetto, o si sente insicuro, vessato, in difficoltà?
Vorrei un confronto fra la nostra situazione e quella russa, di cui nulla so.
Grazie.

 

Gentile lettrice,

la Sua domanda avrebbe bisogno di un discorso più approfondito, ma proverò a fornirLe delle indicazioni di massima.

La regolamentazione giuridica del lavoro in Russia non si differenzia sostanzialmente da quella italiana. Così come in Italia, il lavoratore dipendente russo ha diritto a contributi pensionistici, a un’assicurazione sanitaria e al mantenimento del posto di lavoro in caso di infortunio, malattia, maternità. Inoltre, ha diritto a 28 giorni di ferie retribuite l’anno, ferie che si sommano alle festività stabilite annualmente dal governo della Federazione Russa, e alla retribuzione della malattia.

Sempre come in Italia è previsto un periodo di prova, durante il quale è possibile sia per il datore di lavoro sia per il lavoratore sciogliere prima del tempo il rapporto di lavoro instauratosi.

Per quanto riguarda il licenziamento, nella Federazione Russa licenziare un dipendente è praticamente impossibile. Infatti, per farlo, occorrono delle cause molto serie e comprovate, quali, ad esempio, presentarsi sul posto di lavoro in stato di ebbrezza o con evidenti sintomi dell’uso di droghe, assenza ingiustificata dal posto di lavoro, ritardi sistematici, etc. Tutto ciò deve essere documentabile, altrimenti il dipendente avrà alte probabilità di vincere una eventuale causa contro il datore di lavoro e di essere riassunto.
Pertanto, in Russia si preferisce separarsi con le buone anche dai lavoratori meno meritevoli, per evitare la prospettiva delle vie giudiziarie. Questo è vero soprattutto per le grandi imprese che hanno a cuore la loro reputazione e dalle quali il dipendente può ricavare somme importanti, in caso di verdetto della corte a suo favore. In generale, la legislazione in materia di lavoro, in Russia, sin dai tempi sovietici, tende a tutelare più il dipendente del datore di lavoro, ritenendo il primo a priori la parte debole, quella che necessita di maggiore tutela da parte dello Stato.

Per mia esperienza personale, di lavoratrice in Italia in una multinazionale prima, e in una piccola azienda in Russia poi, posso dirLe che la tutela del lavoratore da parte dello Stato è praticamente la stessa.

La vera difficoltà, in Russia, è la regolarizzazione della posizione lavorativa. Ovvero, non tutti i datori di lavoro sono propensi ad assumere il lavoratore a norma di legge e/o al pagamento di tutto lo stipendio in chiaro. È, infatti, uso comune pagare una metà o più dello stipendio in nero. In tal caso si riducono, ovviamente, anche i contributi pensionistici, assicurativi ecc.

A controbilanciare la situazione, bisogna aggiungere che in Russia non c’è l’enorme varietà di contratti che esiste in Italia, come apprendistato, tempo determinato, indeterminato, stage, a progetto, etc., ma, per il lavoratore medio, esiste solo il contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato. Quanto indeterminato questo tempo sarà dipende esclusivamente dalle parti del rapporto di lavoro, ovvero il datore e il lavoratore. Questo, psicologicamente, a mio avviso, aiuta il lavoratore a meglio inserirsi nel ritmo e nel gruppo di lavoro, senza doversi continuamente preoccupare del rinnovo del contratto o del passaggio di livello contrattuale.

Per concludere questo breve confronto, non ritengo che il lavoratore russo viva il suo rapporto con il lavoro con ansietà e insicurezza, perlomeno non più di quanto faccia un lavoratore in Italia.

Claudia Redigolo –  Pravo i slovo

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