Una recente ricerca condotta dalla società Nielsen – che studia i comportamenti dei consumatori in 47 paesi del mondo – ha evidenziato come sono cambiate le abitudini dei russi dall’inizio della crisi per quanto concerne il tempo libero.

L’aumento dei prezzi del cibo e degli alcolici ha indotto molti a rivedere le proprie abitudini e limitare le frequentazioni di locali per l’intrattenimento (discoteche, locali notturni) ma anche ristoranti e caffetterie.
Stando alle statistiche rilevate, dall’inizio dell’anno il 45% circa degli intervistati ha smesso del tutto di frequentare pub o birrerie (rispetto al 28% del 2014) e circa il 60% (45% nel 2014) non è andato nemmeno una volta in discoteca. Per i locali della ristorazione (ristoranti e caffetterie) le cose vanno meglio, ma la clientela ora è molto più attenta ai prezzi ed esigente per quanto concerne le porzioni; molti cercano di limitare le spese per le bevande ed evitano del tutto di ordinare dessert.

Tra i partecipanti al sondaggio, il numero di persone che frequentano i ristoranti giapponesi si è ridotta dal 36% nel 2014 al 27%  quest’anno; le visite ai ristoranti italiani è passata dal 32 al 25% e alle caffetterie dal 63 al 53%.

Lo studio della Nielsen è stato condotto nel settembre 2015 in alcune città russe con più di un milione di abitanti su un campione di 1000 persone che, per propria ammissione, l’anno prima frequentavano regolarmente (almeno una volta al mese) locali per l’intrattenimento o della ristorazione.

Per molti trascorrere le serate fuori casa è diventato un passatempo troppo dispendioso perciò una rilevante quota di interpellati ha ammesso che ora mangia fuori solo in occasioni particolari (feste o anniversari). La maggioranza ha motivato questa scelta con il proprio minore potere d’acquisto personale ed i prezzi crescenti delle pietanze nei ristoranti e delle bevande alcoliche nei locali e nelle discoteche. 

Anche chi continua a frequentare i locali ha tuttavia parzialmente rivisto le proprie abitudini: tra gli intervistati oramai solamente il 15% ordina un dessert in ristorante rispetto al 24% dell’anno scorso. Una simile dinamica si registra anche per quanto riguarda le ordinazioni di vini nei ristoranti italiani.

Stando alle parole di alcuni importatori di vini dall’estero le consegne quest’anno sono scese del 35% e molti operatori cercano di “limitare i danni” orientandosi su vini meno costosi prodotti in paesi extraeuropei.

In generale i prezzi medi applicati dai fornitori su questo segmento sono aumentati di circa il 40% dall’inizio dell’anno. Per il consumatore finale a ciò si aggiunge il fatto che, a quanto riferiscono gli addetti ai lavori interpellati in merito, i ristoranti di norma in Russia rivendono con margini del 350% sul valore d’acquisto della bottiglia.

Ad ogni modo quei locali che sono riusciti a limitare al minimo il rincaro dei prezzi sulle pietanze registrano fatturati inferiori al passato, ma tutto sommato accettabili visti i tempi che corrono. Tra i ristoratori che hanno mantenuto i prezzi quasi inalterati, la maggior parte con soddisfazione rileva un deflusso di visitatori poco significativo. Alcuni operatori hanno riferito di aver registrato i cali di fatturato più significativi ancora alla fine del 2014, mentre ora la riduzione nel numero di scontrini emessi si aggira in media intorno all’8-10%, controbilanciata in parte da un rincaro dello scontrino medio del 5% circa.

Gli addetti ai lavori sostengono che a rischiare il graduale abbandono da parte dei visitatori e la conseguente chiusura di questi tempi sono soprattutto quei locali privi di una reale identità enogastronomica.

Alessandro Alessio
a.alessio@regens-international.com

 

 

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