Il famoso pianista e compositore Ludovico Einaudi è stato in Russia per dare gioia agli appassionati della sua musica. Il maestro ha tenuto tre concerti, due a Mosca il 5 e il 6 aprile e uno a San-Pietroburgo il 7 aprile. Abbiamo parlato con lui di musica, famiglia e della sua notorietà tra i giovani.

Intervista a Einaudi

- Signor Einaudi, ieri ha tenuto il primo concerto. Com’è andata?
- Il pubblico russo è unico. Ieri ho ricevuto un’accoglienza molto calorosa e amichevole. Devo dire che non ho ricevuto mai così tanti fiori quanto ieri sera! Sono molto contento per il mio ritorno in Russia. Sono gia stato a San-Pietroburgo 11 anni fa con il mio amico Givan Gasparyan. Abbiamo tenuto ul concerto dopo il film per la TV “Dottor Zhivago“.
- Fra i suoi progetti vi è quello di tenere un corso di musica per giovani musicisti russi?
- In questo periodo sono occupato. Forse, quando a Mosca ci sarà più caldo dei 20° sotto zero potrò pensarci.
- Come ha scoperto di voler fare il musicista?
- Mi ricordo che mia madre suonava spesso il pianoforte quando ero piccolo. Mentre lei suonava io giocavo premendo i tasti. Mio nonno era direttore d’orchestra e lei è cresciuta circondata da importanti musicisti. Purtroppo non ho mai conosciuto mio nonno, ma forse il suo sangue si sente anche nella mia musica.
- Cos’è, per lei, la cultura russa?
- Quando penso alla Russia, mi viene in mente la musica complessa, molto densa e romantica. La vostra natura, la terra e la passione sono quasi mediterranee, nascoste nel buio, piene di segreti, quasi incontrollabili.
- Quale scaletta ha scelto per i concerti in Russia?
- Ieri sera ho tenuto un concerto per pianoforte esclusivamente con musica composta negli ultimi 10 anni. Avrei anche potuto farlo con archi, strumenti a fiato, ma secondo me il pianoforte da solo rende l’atmosfera più intima, tanto che, dal palco, riesco a avvertire il respiro della gente che mi ascolta.
- Quali suoni la ispirano nel comporre musica?
- Io vivo a Milano, una città vivace e rumorosa e mi piace questo ritmo. Per comporre musica mi ispiro ai suoni del traffico. John Cage ha detto che la sua musica nasce tra i rumori delle strade di New York, tra i clacson delle macchine, ma è il silenzio a concedermi più spazio per pensare.
- A proposito di luoghi, quali sono i suoi preferiti? Tra questi vi è la sua città natale, Torino?
- Ora vivo a Milano e vado raramente a Torino, anche se lì vivono mia madre e mia sorella. Ho pochi legami con Torino in questo periodo, ma mi piace la città, mi fa ricordare la storia della famiglia e della mia vita. Preferisco la campagna vicino Torino, in cui si trova la casa della mia famiglia. Lì, i miei bisnonni facevano il vino. Si chiama Einaudi e viene prodotto ancora oggi. Lì mi sento tranquillo e sereno, come parte della natura, della terra e delle montagne.

Ludovico Einaudi a Mosca

-  Suo nonno è stato Presidente della Repubblica, lei ha mai pensato a una carriera politica? 
- Mio nonno era una persona intelligente, molto onesta e, nel dopoguerra, la sua esperienza ha aiutato a indirizzare il nuovo corso del nostro paese. Le sue ricerche sono ancora utili per gli economisti. Ma a me non è mai interessata la carriera politica, mi ha sempre appassionato l’arte. E la mia famiglia ha accettato la mia scelta. Spero che siano orgogliosi del mio lavoro.
- Come nascono le sue composizioni? Quanto tempo le serve per realizzarle?
- Dipende da tante cose. Per esempio uno dei miei album ruota attorno a tre brani: “Divenire”, “Primavera” e “Svanire”.  Questi brani sono stati ispirati dal trittico del pittore Giovanni Segantini: La vita, La natura e La morte. Dopo il festival delle Dolomiti ho visto questi quadri e ho scritto i brani in poco tempo.
- In Russia lei è famoso tra i ventenni. Secondo lei come nasce la loro passione per musica strumentale?
- Non so cosa rispondere… forse mi ascoltano perché la mia musica si unisce alle più varie tradizioni del mondo: il freddo del Nord, la passione mediterranea, i ritmi dell’Africa, gli strumenti tradizionali del Sud America… oggi viviamo in un mondo aperto, viaggiamo, conosciamo gente di posti diversi e nella musica i giovani trovano il loro ritmo e il ritmo del futuro.

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