Massimiliano Ballotta si è laureato in Italia, a Bologna, e poi si è trasferito negli Stati Uniti per un master alla Johns Hopkins University. Anche la sua futura moglie, Marina, incontrata mentre era in vacanza in Italia, oggi uno dei migliori avvocati in Russia, ha un legame con gli USA, come presidente dell’associazione russa dei “graduates” nelle università statunitensi (Muskie Club). Dopo aver lavorato sia in America che internazionalmente, tutti e due hanno presso la decisione di spostarsi a Mosca, che in quel momento apriva prospettive veramente buone per chi voleva stabilirvi il proprio business. Così e cominciata la sua avventura moscovita, avventura di cui Massimiliano non si è mai pentito. Oggi Ballotta è senior partner dello Studio legale LegaLife che, oltre alle consulenze legali per le aziende straniere, si occupa degli “enter” di successo nel mercato russo. LegaLife ha clienti come Gazprombank, Pirelli e Siemens, ma anche imprese più piccole. Il secondo managing partner è Marina: lei si occupa della parte legale, lui della parte relativa al business. Nel suo bellissimo ufficio nel centro di Mosca, Massimiliano ci ha raccontato cosa serve alle aziende per entrare nel mercato russo.

Nel business con Marina come vi dividete i compiti? 

Marina è un avvocato, e ha fondato la società. Io vi sono entrato poco dopo, come azionista di minoranza. Sono arrivato 5 anni fa. Lei è il capo del nostro team legale, formato da otto-nove esperti di giurisprudenza. Io mi occupo di portare molti clienti allo studio, di gestirlo (insieme a Marina), di strategia; lei, invece, si occupa delle consulenze legali. Io ho soprattutto di rapporti con i clienti italiani, lei li ha con quelli russi.

In poche parole: come un italiano può avviare i suoi affari in Russia?

La cosa importante è il sistema di relazioni: il vantaggio che io ho portato nel nostro business, ad esempio, sono i clienti italiani. Come far partire un’attività a Mosca, poi dipende dal tipo di attività. Certo, il mercato russo non si può affrontare in modo casuale, semplicistico o saltuario. Senza sforzi, qui è difficile avere successo. Consiglio, innanzitutto, di aprire una presenza qui – una entità legale russa (la cosiddetta “OOO” o una filiale) – con la partecipazione di personale russo. I team di successo qui sono frequentemente dei team misti, e spesso con un italiano come gestore principale. Questa è la via preferenziale finora adottata da molte imprese italiane. Hanno un direttore generale italiano o, comunque, un russo che parla l’italiano o l’inglese molto bene. Si deve creare una squadra che capisca bene sia un’azienda italiana che un’anima russa. Appena fondata la società (se è partita da zero), è importante rafforzare il commerciale prima di ogni altra cosa, e poi puntare molto sul network.

Per te, quello che fai è un piacere, un dovere, oppure solo un modo di guadagnare?

Il lavoro per definizione è un modo di ottenere una remunerazione. Sarebbe ipocrita dire che non si fa per guadagnare. Poi è difficile che uno abbia molto successo e sia pagato pochissimo. In seconda battuta, però, nel mio lavoro c’è anche un desiderio, una soddisfazione aggiuntiva, perché il lavoro che faccio mi permette di fare crescere il nostro Studio legale. E un impegno come questo ti porta sicuramente a lavorare di più.

Come gestisci il tuo tempo?

L’unica parte poco gestibile è quella degli appuntamenti con i clienti. Poi molto altro tempo lo passo a fare ricerche con il computer. Per fortuna riesco a distribuire bene il tempo. Magari in alcuni momenti sembro più libero, ma sovente lavoro quando gli altri vanno a dormire. Poi Mosca mi concede un altro vantaggio: vado in ufficio secondo il traffico, secondo la mia scelta personale. Poi, siccome lavoro con i clienti italiani, la differenza dell’orario tra i nostri Paesi è anche a mio favore. Quindi, quando a Mosca già tutti sono a casa, gli italiani li trovo ancora in ufficio. Pero devo dire che i russi sono molto più disponibili a incontrarsi, possono darti degli appuntamenti anche in prima serata, il sabato o la domenica.

Tra tutte le aziende con cui avete lavorato, quale di tutte le richieste vi è sembrata la più “originale”, la “più impossibile” da avviare in Russia?

Ce ne sono state tante. Ad esempio, una volta, un imprenditore edile israeliano ha aperto un cantiere lontano da Mosca, e voleva che ci lavorassero 200 operai cinesi:  quindi, dovevamo portarli dalla Cina e curare tutti gli aspetti legali relativi alla cosa, e ogni giorno veniva la polizia al cantiere a controllarli. Noi siamo uno Studio legale, e prendersi cura di queste “piccole” cose è necessario, per far sì che tutto funzioni senza grandi problemi.

Poi avevamo qualche volta dei casi legati alla contraffazione delle merci: su incarico del cliente, dovevamo contattare e gestire degli investigatori russi. Avevamo un altro cliente, un’azienda molto seria: Busi Impianti. Facevano gli impianti per la torre di Mirax a Moscow City. Gli abbiamo messo a disposizione l’expertise sul diritto russo: si trattava di un conflitto portato di fronte al Tribunale arbitrale di Londra. Abbiamo difeso anche “Gazprombank” in un caso legale su tre giurisdizioni: Russia, Cipro e Inghilterra.. Lavoriamo all’assistenza delle aziende, e diamo aiuto, secondo le richieste.

Quali sono i settori di maggior interesse per gli italiani a Mosca?

Sicuramente, il mondo dei beni di consumo:  quelli durevoli, meccanica, macchinari, food, moda, architettura. Seguiamo anche molte società di costruzioni ed ingenieria. Siamo uno Studio già conosciuto sul mercato, uno Studio che ha certi costi: per questo, da noi vengono le aziende già stabilite. E’ un fatto di dimensione, che prescinde dal nostro interesse. Quindi, magari, per questo osservo di più lo sviluppo delleaziende “tradizionali” e grandi che lavorano offline. Ciononostante, qualche settimana fa abbiamo fatto un incontro con una società svizzera che si occupa di cloud computing, ma anche loro erano un’azienda già grande. Qui la crisi non esiste più, non possiamo investire sul futuro dei clienti.

Tra 10 anni, invece, quali saranno, secondo te, i settori di maggior interesse?

In prevalenza ancora gli stessi: in Italia ci si riferisce esclusivamente al “Made in Italy”, ma è più vincente, secondo me, pensare ad un “Italian lifestyle”. Una parentesi molto critica: se un prodotto è davvero “Made in Italy” o no, non ha tanta importanza. L’importante è l’immagine del brand. Compri Armani perché è Armani: nel mondo globale, non t’interessa se è fatto in Italia, o in Romania. Nel settore del lusso è la forza dell’azienda che guida il processo industriale, ovunque esso sia, e la riconoscibilità del brand è l’appeal per il consumatore.

 

Cosa odi e cosa ami di Mosca? Dove vai, da solo o con la famiglia (posti preferiti per fare sport, shopping, mangiare ecc.)?

La vita ci è molto cambiata da quando abbiamo una figlia: con lei cerchiamo di trovare dei posti che dispongono anche di intrattenimento per bambini: la portiamo in  vari ristoranti “americani” dove, oltre il cibo, ci sono matite, giochi, palloncini: posti tipo “Starlite Diner” o il caffè “Correa’s”. Diversamente, andiamo a mangiare fuori, da Novikov o da Ginza Project. Una cosa che non capiscono gli stranieri è che tutti gli eventi della vita notturna moscovita si concentrano tra il venerdì e il sabato. A volte vado a bere qualcosa, se ho dei clienti da portare a Manon, al Kalina bar ecc. Vado anche in palestra, e gioco a tennis. A Mosca la logistica definisce tutto. Non c’è spazio per le preferenze: la palestra è quella più vicina, a 200 metri da casa mia. In inverno, gioco a tennis a Petrovka (a metà strada tra casa e l’ufficio), e in estate a Luzhniki.

Quando lasci Mosca, ti manca?

Adesso non mi manca più. Ci vivo da più di cinque anni, mi mancava di più di tempo fa. Ora ho un motivo molto chiaro per non sentirne la mancanza: Mosca offre molto, ma non a chi ha una famiglia. Con una famiglia qui sei più svantaggiato. Io a Bologna posso portare mia figlia a colazione, poi andare a lavorare, poi rientrare a pranzo, uscire di nuovo con lei. E più facile portarla fuori in Italia che qua. Per questo, ogni mese torno in Italia. E più passa il tempo – è proporzionalità inversa -, meno mi piace Mosca (come qualsiasi altra città in cui stai per tanto tempo). Nel mio caso è diventata una routine. Per noi come famiglia, però, certo, Mosca è la base. L’unica cosa che posso fare è continuare a stare quanto più posso sia a Mosca che in Italia. Vorrei risiedere a Miami (ci sono stato 75 volte nella mia vita), ma al momento non è pensabile un nuovo trasferimento.

 

 

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