Negli ultimi sei mesi Mosca assomiglia alla burrasca sul mare: tutta la città e soprattutto il suo centro sono agitati, arrabbiati, senza paura, si muovono sempre, aspettano, si uniscono e si ribellano.

Lo sgombero a Barrikadnaja

Credits: Olga Kravets, Olga Dmitrienko

 

Dopo le elezioni parlamentari del 4 dicembre 2011, vinte da “La Russia Unita”,  i moscoviti hanno manifestato tantissimo. Perché? Perché “La Russia Unita” è il partito di Putin, e per vincere l’elezioni dappertutto in Russia hanno falsificato gli scrutini. Per gli occupati statali era obbligatorio votare “La Russia Unita”, e poi alcuni anziani hanno scoperto di avere già “votato” anche se non erano usciti di casa per tutto il giorno.

Così Mosca ha iniziato a ribellarsi. Azioni di protesta a Bolotnaya ploshad’, prospect Sakharova, Pushkinskaka ploshad, e durante i due rally automobilistici “Prokatim Putina”; poi ancora una volta Bolotnaja ploshad’, Kitai-gorod, Chistyje prudy hanno raccolto da 3.000 fino  a 100.000 persone. E ogni volta i polizziotti hanno sgomberato e arrestato la gente.

 

I mass-media gestiti dallo Stato non hanno fatto nessun reportage sulle azioni e in tante regioni della Russia nessuno sa cosa sta succedendo a Mosca. Gli slogan delle azioni: sono “Siamo contro il partito dei farabutti e dei ladri”, “Putin è un ladro”, “Putin, vai via!”, “Noi ritorniamo!”, “Siamo di più di quanto vi sembri” ecc.

Il 6 maggio, prima della proclamazione di Putin quale “nuovo” Presidente della Federazione Russa, l’opposizione ha organizzato un nuovo comizio. Denominato “La marcia dei milioni”, è stato sgomberato violentemente vicino Bolotnaja ploshad’, ma tutti si sono spostati verso il monumento vicino alla metro Kitaj-gorod. Poi hanno deciso di occupare la zona di Chystie prudy dove ci sono il boulevard e un lago artificiale. Per una settimana i manifestanti hanno dormito fuori dalle loro abitazionii, hanno dormito per terra, senza neanche avere un tetto sulla testa, poiché è proibito utilizzare tende durante le manifestazioni.

Cosi è iniziata la “OccupyAbaj”, manifestazione svolta vicino al monumento di un grande poeta kazako, Abaj Kunanbaev. Nello spazio di una settimana, moltissimi russi, moscoviti e non, si sono fermati ed aggregati a Chistye per dire “NO!” al regime di Putin. Lo spazio di fronte ad Abai è diventato un campo di solidarietà, libertà e protesta.

Che cosa ci facevano lì, tutti quanti? Venivano per 30 minuti o per 6 ore al giorno, ogni giorno, s’incontravano con gli amici, ascoltavano lezioni universitarie, suonavano la chitarra, cantavano, leggevano poesie, discutevano, pubblicavano i giornali, e distribuivano cibo grazie ad una cucina “portatile” da campo. Ogni sera, gli “inquilini” più stabili discutevano su come migliorare il campo e attirarvi più gente. Le aiuole erano delimitate, e non c’era spazzatura in giro, tantomeno alcol (per la cosiddetta “legge secca”).

Chi potevamo incontrare lì? Non solo politici, giornalisti e poliziotti, ma anche studenti, anziani, famiglie con figli, dipendenti privati, disabili, LGBT, persone che posseggono chalet in Francia e persone che non hanno niente.

Io abito a 10 minuti da Chistye, e di solito non mi piace passeggiare in quelle zone, perchè ci sono sempre ubriachi, skinhead, nazi, got e altre persone strane e un po’ pericolose. Sempre, appunto. Perché secondo l’amministrazione di Mosca la manifestazione di protesta politica è più pericolosa degli assembramenti di ubriachi, nazi e altri weird.

Il 14 maggio, il governo russo ha detto che questa manifestazione ha causato danni, per la zona, di oltre un milione di rubli. E anche che gli abitanti di Chistye si sono lamentati per il rumore e per il disturbo. Il 15 maggio, quindi, il tribunale ha deciso liberare la zona entro dieci giorni. Il 16 maggio, alle 5 del mattino, il campo è stato completamente sgomberato dall’OMON , il reparto di forze speciali della polizia russa.
Oggi è già il secondo giorno che i manifestanti si sono riuniti al parco vicino Barrikadnaja e anche da lì sono stati sgomberati. Ma ve lo ricordate lo slogan?

“Noi torniamo!”.

 

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