Terzo e ultimo film di Claudio Caligari, Non essere cattivo è stato presentato fuori concorso alla 72a Biennale di Venezia, e ha partecipato successivamente anche al festival “Da Venezia a Mosca”. Il film, che si pone l’obiettivo di risvegliare le coscienze con la sua brutale sincerità, narra la storia di due amici, Cesare (Luca Marinelli) e Vittorio (Alessandro Borghi), sullo sfondo dell’Ostia degli anni Novanta. L’attrice principale del film, Roberta Mattei, si è recata a Mosca per presentare la pellicola.

Roberta Mattei e Alessandro Borghi nel film “Non essere cattivo”

D: Nel febbraio del 2015 Claudio Caligari ha iniziato le riprese di Non essere cattivo. A maggio dello stesso anno, terminato il montaggio del film, si è spento dopo una lunga malattia. Secondo lei, cosa ha voluto comunicare con quest’opera?

R: Credo che il tema principale scelto da Caligari sia il rapporto d’amicizia fra queste due persone, Cesare e Vittorio. È un film che parla sì d’amore, ma anche e soprattutto d’amicizia. Caligari si è chiaramente ispirato a Pasolini quando ha scelto di raccontare questo contesto sociale, dove ogni persona è stata abbandonata dallo Stato. Per elevarsi da queste condizioni sociali è necessario possedere un carattere particolare e forte; in caso contrario, è impossibile fuggire da questa miseria. Crescendo in un ambiente di questo tipo, l’unica forma di riscatto è il lavoro… ma, senza una cultura alle spalle e non conoscendo nessuna realtà al di fuori di quella, allora si cresce pensando che non ci siano altri mondi possibili.

D: Ho letto che anche lei è cresciuta in provincia. Ricorda di aver vissuto la stessa situazione?

R: Sì, tutte le periferie di Roma erano così.

D: Durante la visione di Non essere cattivo, vengono subito in mente i film di Pier Paolo Pasolini, specialmente Accattone e Mamma Roma. Oltre al mondo pasoliniano, ci sono state altre fonti d’ispirazione?

R: Ci sono citazioni a Fellini per quanto riguarda il circo. Caligari è stato inoltre influenzato da Martin Scorsese e dal suo film Mean Streets – Domenica in chiesa, lunedì all’inferno. Nella seconda parte del film, Cesare è vestito come il protagonista di Mean Streets. Ci sono anche dei rimandi a La rabbia giovane di Terrence Malick.

D: Cesare vive con la madre e la nipotina malata, orfana di madre, morta per Aids. Cesare le regala un orsacchiotto che porta un bavaglino con la scritta “non essere cattivo”…

R: Quell’orsacchiotto è stato fatto a mano; fu regalato a Caligari quando era bambino. L’orsacchiotto di peluche è un simbolo e la maglietta un testamento: sono il messaggio che il regista ha voluto lasciare – “non essere cattivo”. Possiamo non essere cattivi persino in una società che non si prende cura di noi.

Luca Marinelli e Alessandro Borghi

D: Ha avuto modo di conoscere bene Caligari?

R: Caligari non era un regista che dava molte indicazioni a noi attori. Credeva nella nostra capacità di lettura del testo. Per lui il testo era sacro, come nel teatro, e si affidava anche alla nostra sensibilità. Quindi, i provini servivano a capire se l’attore ha già vissuto dentro di sé il mondo raccontato dalla storia. Tra di noi c’era un forte rapporto di fiducia; personalmente, prima di incontrare Caligari, conoscevo bene i film di Pasolini e la realtà che questi raccontano. In più, io sono davvero cresciuta in periferia. Ho avuto modo di ‘studiare’ la vita reale, e questo mi ha aiutato molto.

D: Quando ha deciso di intraprendere la carriera d’attrice?

R: Ho iniziato a studiare per diventare attrice a dodici anni. Ho scelto questo lavoro perché era l’unico modo che avevo di imparare: nel mio quartiere il teatro era l’unica alternativa culturale al nulla. In seguito, ho studiato al Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma, anche se non fu una bella esperienza. Ero già stata formata come attrice, e volevo approfondire il discorso cinematografico. Lo facevo stando davanti alla macchina da presa, lavorando insieme agli attori più bravi di me. Inoltre, ho approfondito la mia conoscenza del cinema del passato.

D: Secondo lei, qual è la caratteristica principale di un’attrice professionista?

R: La duttilità: è importante saper cambiare. Devi ascoltare te stessa, tutti i tuoi processi emotivi. È una specie di processo maieutico: prima di diventare attori, occorre lavorare tanto su sé stessi. Adesso, credo nella reminiscenza delle emozioni, perché dentro di noi abbiamo già tutto. Bisogna solo essere abbastanza liberi da poter fare vivere tutti i sentimenti che abbiamo dentro. Più che vivere come il mio personaggio, Linda, ho studiato i rapporti tra i vari personaggi e i loro conflitti. Ho dovuto comprendere le emozioni dietro le loro azioni.

Dal punto di vista personale, per me non è difficile essere un’attrice: si tratta della mia più grande passione. Dal punto di vista professionale, invece, fare l’attrice è molto complicato, perché non sempre si ha la possibilità di lavorare. In Italia è difficile trovare lavoro come attrice per colpa di alcuni meccanismi interni, ma forse è lo stesso anche nel resto del mondo. Al momento, sicuramente mi piacerebbe continuare a lavorare nel mondo del cinema.

D: Ci sono i film/romanzi russi che le piacciono?

R: Non sono preparatissima sui film russi contemporanei, però spero che a Roma ci siano in futuro più eventi interculturali di cinema russo e cinema italiano. Il cinema dell’est mi appassiona perché ha una poetica, una poesia che mi piace molto. Così come mi interessa il cinema belga, ad esempio. Per quanto riguarda i libri, amo la maggior parte dei lavori di Dostoevskij e Tolstoj. Di scrittori italiani che apprezzo ce ne sono tantissimi: Calvino e Pirandello, giusto per fare due nomi. Ci sono anche degli scrittori contemporanei che mi piacciono molto, come Nicola Lagioia.

D: Un’ultima domanda: che cosa ne pensa di Mosca?

È la prima volta che vengo a Mosca. Mi è piaciuto un po’ tutto quello che ho visto. Sarei felice di vederla anche d’estate, con i fiori, gli alberi e le orchestre per le strade. Sono molto contenta di essere qui, tra i nostri due paesi c’è sempre stato un forte legame sia a livello teatrale che cinematografico. Se oggi noi siamo qui a presentare i nostri film, lo dobbiamo al contributo di tutte le persone che hanno lavorato in questa direzione. Grazie di cuore!

 

Immagini fornite da CoolConnections

 

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