Quando mi è stato proposto di scrivere un articolo sulla mia esperienza “Moscowita”, ho provato inizialmente un senso di inadeguatezza. Spesso, infatti, mi è capitato di leggere – proprio in questo stesso contenitore – frammenti di vita vissuta di soggetti che hanno senza dubbio un legame con Mosca più forte, rispetto al mio, causa lavoro, famiglia, anni di permanenza e, chi più ne ha, più ne metta.

Il sottoscritto, infatti (Sandro Lucci, nato ad Arpino (FR) l’ 08/05/1989, studente di European Economy and Business Law presso la facoltà di Economia dell’ Università di Roma Tor Vergata), risiede a Mosca da poco meno di due mesi, e si è trovato in questa città iperattiva quasi per caso, in seguito al conseguimento di una borsa di studio di sei mesi, finalizzata alla scrittura della tesi di laurea specialistica.

Se qualcuno mi chiedesse di definire Mosca in una battuta, la definirei come “un affollato, complesso e affascinante mix di opportunità”,  e sarei – sono! – pronto a fornirvi una spiegazione dettagliata di ogni parola che compone questa espressione da me coniata.

AFFOLLATO: la città pullula di gente. C ’è gente ovunque, in metropolitana (a volte si rimane quasi fermi nei sottopassaggi che collegano una stazione ad un’altra, per il numero elevato di persone che… non ci stanno; nonostante ciò, però, la subway è molto efficiente e ben posizionata sull’enorme territorio cittadino), sui marciapiedi (in alcuni punti della città, nelle ore di punt,a si fa fatica a camminare agilmente), per strada (a discapito dell’ampiezza di alcune arterie nevralgiche, il traffico la fa da padrone costantemente, durante il giorno). Basterebbe semplicemente dare un’occhiata a una serie di dati per rendersi conto di ciò che ho appena detto: Mosca, infatti, ha 14 milioni di abitanti (si dice che, contando anche quelli non registrati,si possa arrivare a sfiorare i 20 milioni) ed è la città più popolosa “d’Europa” , ospitando 1/10 dell’ intera popolazione russa. Nonostante  l’estesissimo territorio contribuisca ad una strana concezione delle distanze dai parte dei russi (per loro è tutto vicino, ti consigliano di andare a piedi ma poi il “viaggio” comprende distanze che un italiano difficilmente intraprenderebbe a piedi), con i suddetti numeri è fisiologico un certo sovraffollamento.

COMPLESSO: Mosca non è una città semplice da gestire, e non lo è soprattutto per una persona che come me qui è venuta qui senza conoscere la lingua, e con l’esigenza, ad esempio, di cercare un appartamento, e di dover quindi per forza convivere con uno stile di vita differente, e con delle abitudini e tradizioni diverse dalle proprie. Infatti, c’è la componente umana che non va sottovalutata: nella mia esperienza infatti ho notato una freddezza di fondo del russo medio, delle persone che si possono incontrare nella quotidianità in metro, per strada, al supermercato. Certo, ci sono sempre delle piacevoli eccezioni, però ciò che ho constatato  è una freddezza diffusa nei confronti di persone non locali (qualcuno non la penserà come me, ma per una persona che vive a Roma da cinque anni la cosa è lampante) e una certa ostilità nell’adoperarsi per cercare di comprendere lo straniero che non parla la lingua del posto (è molto frequente chiedere qualcosa ad un russo che continua a parlarti la propria lingua, pur comprendendo benissimo la tua provenienza estera e la tua mancata comprensione di ciò che sta dicendo e, fidatevi, questa cosa urta!).

AFFASCINANTE : il fascino di Mosca ha mille sfaccettature. Anche le sue complessità possono diventare seducenti, se vengono vissute, come nel mio caso, come una competizione che ti presenta giornalmente delle difficoltà da superare nel miglior modo possibile, e che diventano così degli stimoli. Altri motivi d’attrazione un po’ meno personali riguardano senza dubbio la storia russa che si respira in ogni scorcio della città, dalle metropolitane  agli edifici, dai parchi ai palazzi di governo, dalle strade ai monumenti, ancora stracolmi di simboli sovietici, di icone dell’epoca comunista, di date per questa degne di nota, di immagini dei suoi protagonisti: tutti spunti che incentivano ad informarsi sul loro significato, anche per comprendere più a fondo il contesto che dà forma all’architettura cittadina. Un esempio eclatante? I sette grattacieli staliniani (le cosiddette “sette sorelle”), edifici che Stalin fece costruire, intorno al 1948, in punti strategici della città, per occupare l’intero “skyline” moscovita, per renderli visibili da quasi ogni punto di Mosca. Si dice che al loro interno aleggi l’anima dello stesso Stalin, che conferisce forza a coloro che frequentano questi edifici.

La dinamicità della città è un’ altra caratteristica che la rende molto attraente e che mi ha colpito in positivo sin dal mio arrivo: dinamicità intesa come vita notturna,servizi, attività culturali. “ Mosca non dorme mai” è la frase che meglio riassume la frenesia  positiva frenesia della capitale russa: innumerevoli locali di ogni tipologia (la “nightlife” moscovita è molto nota nel mondo, e posso affermare che la sua fama non è immotivata!), negozi aperti anche durante la notte, la possibilità di raggiungere qualsiasi punto della città servendosi dei black taxi (un’esperienza irripetibile contrattare con questi tassisti improvvisati non conoscendo il russo!). Segnalo, poi, un posto in cui mi sono recato spesso, un museo di videogiochi sovietici con una settantina di macchine anni ’60 ancora funzionanti, perfettamente integre, con le quali si può giocare, cambiando alla cassa i rubli in copeche. In alcuni giorni della settimana, in questo locale suggestivo, si possono vedere film in lingua originale con sottotitoli in russo o in inglese. Decisamente un bell’ambiente.

MIX: Mosca è una realtà in cui coesistono quotidianamente culture e popoli diversi , un grande contenitore di soggetti diversi tra loro, con diverse tradizioni, diverse abitudini. Una città cosmopolita, una vera e propria metropoli come dovrebbe essere una metropoli tipica del nostro tempo, influenzata dalla globalizzazione e dall’interconnessione tra soggetti vari e diseguali. Questo multiculturalismo naturalmente contribuisce al fascino della capitale russa, poiché permette di entrare in contatto con i più disparati contesti, e  quindi di coltivare il proprio profilo.

OPPORTUNITA’:  in questi mesi mi è capitato spesso di parlare con persone che risiedono in città da tempo, italiane e non, e spesso ho chiesto confidenzialmente a tutti coloro che lasciavano trasparire un certo malessere, dovuto proprio alla loro permanenza a Mosca, quale fosse la ragione che li portasse a rinunciare alla propria patria per un territorio a tratti ostile e freddo (non soltanto dal punto di vista climatico, lo abbiamo detto). Tutti gli “intervistati” rispondevano con una semplice parola: business. I dati (torno per un attimo a vestire i panni dello studente di economia) parlano chiaro: la Russia è uno dei paesi BRICS, nel periodo 1998-2010 il PIL è cresciuto del 129,4%, e la crescita prevista per il 2012 si attesta attorno al 3,5%. Tutto ciò ci suggerisce una dinamicità dell’economia del paese che è perfettamente rappresentata dalla città di Mosca, capace di offrire migliori opportunità con migliori remunerazioni rispetto alla media europea. D’altro canto la città fotografa perfettamente anche l’enorme disuguaglianza per quanto riguarda i redditi percepiti: non è raro infatti assistere a scene che testimoniano o un eccesso di ricchezza o un eccesso di povertà; d’altro canto uno dei maggiori problemi che il paese dovrà affrontare è la quasi totale assenza di una classe media.

Personalmente non posso lamentarmi della mia avventura moscovita ancora in itinere, avendo avuto anche un briciolo di fortuna nel conoscere le persone adeguate al momento giusto, persone molto spesso anche in grado di parlare l’italiano o italiane di cittadinanza. Una città che può offrire tanto sotto qualsiasi punto di vista, dunque, ma che porta a chiedersi cosa debba essere assorbito e cosa no.

Alla  fatidica domanda “vivresti a Mosca?” che più volte mi è stata posta, risponderei sinceramente di no. O, meglio, vivrei in questa città proprio nel modo in cui ci sto vivendo adesso, avendo un interesse che altrove non potrei avere (che sia esso il lavoro o lo studio), e facendolo con la consapevolezza che il mio tempo qui è limitato.  Francamente non credo sia la città ideale per un progetto di vita a lungo termine che comprenda una famiglia: non vorrei rischiare di vedere mio figlio calpestato in metro oppure che continui a domandarmi incessantemente quando si arriva, a causa di un ingorgo nelle vie cittadine. Difficilmente, Mosca può essere il miglior posto in cui stabilizzarsi per un italiano, causa clima e cibo, che, in un’ottica di trasferimento duraturo, non sono mai degli elementi da sottovalutare, anche se possono sembrare accessori.

Sono consapevole che dalle mie parole non traspaia un sentimento positivo o negativo nei confronti di questa città, ed è proprio così, poiché la mia opinione non può essere netta e univoca.

Il modo migliore per definire ciò che provo nei confronti della città posso ottenerlo parafrasando Catullo e la sua celeberrima “odi et amo”: Mosca è infatti da me amata e odiata allo stesso tempo, e non so perché questo accada.

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