Alessandro Aronadio è un registra della nuova generazione intellettuale, costantemente alla  ricerca di argomenti diversi da quelli trattati, di consueto, nel cinema italiano. Il suo film “Due vite per caso” è stato presentato al Festival cinematografico “N.I.C.E.” di Mosca. In passato il valore del film è stato riconosciuto nell’ambito di prestigiosi Festival, da quello di Berlino, alla Festa Internazionale del cinema di Milano.

Alessandro Aronadio

“Due vite per caso”  è un film  particolare e originale, sopratutto  per gli spettatori russi. In questo film non si può vedere tutto ciò che rappresenta l’idea della “bella Italia”. Allessandro Aronadio ci ha fatto vedere un’Italia diversa, attraversata da una vastità di problemi economici e sociali. Il protagonista, Matteo, è un ragazzo ventenne che ancora non sa cosa vuole fare della sua vita. Il film percorre due possibilità, che dividono la narrazione in due racconti paralleli: nel primo Matteo causa un incidente con una macchina della polizia e diventa attivista contro lo stato, nel secondo evita l’incidente e sceglie una carriera da carabiniere. Il regista ha tentato di mostrare che la scelta spesso dipende non dalle condizioni, ma dalla voglia che la stessa persona ha di intraprendere un determinato cammino.

Alessandro Aronadio pensa che ogni persona compie le sue scelte. Sono state delle scelte consapevoli a portarlo a prendere la decisione di diventare regista. In Italia non tutti i giovani hanno l’opportunità di realizzare i loro sogni. Lo stesso Alessandro ha incontrato varie difficoltà: “Ho lavorato come assistente alla regia in diversi film. Purtroppo, in Italia primo conosci come funziona la macchinetta e dopo come funziona la videocamera”. Il protagonista del film, come molti giovani italiani, ha molta energia e tanta voglia  di cambiare il mondo, ma il sistema costruito dalla scorsa generazione non gli permette di farlo.

Uno dei personaggi del film, Ivan, dice che  è importante sfruttare la rabbia che i giovani hanno in corpo. Alessandro Arodino  è d’accordo con questo consiglio ma è convinto che sia importante saperla usare in maniera positiva. L’ incontro con Alessandro Aronadio mostra alcune delle problematiche che incontra chi si affaccia, da spettatore o da addetto ai lavori, alla cinematografia di nuova generazione. Il regista parla di un’Italia che ancora, in Russia, non conosciamo, dove è capitato che ai poliziotti venisse consentito di usare crudeltà senza esser puniti, dove la legge presenta delle lacune, dove i giovani hanno difficoltà a trovare un lavoro dignitoso. In questa situazione  è difficile capire chi è la vittima e chi è l’aggressore. Per questo la citazione di François Truffaut nel film appare logica: “Che diritto avete di giudicarmi?”

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