Ogni anno i russi apprezzano sempre di più i vini italiani, e si è molto allargata la gamma di varietà presenti nei supermercati e nei negozi specializzati di Mosca. Un interesse diffuso e profondo, insomma, dimostrato anche dall’annuale realizzazione della eno-degustazione “Solo Italiano”, tenutasi quest’anno, il 5 giugno, al Novy Manesh della capitale russa.
Chi ama da tempo – o giusto a partire dalla presenza al “Solo Italiano” – i vini del Bel Paese, ha potuto degustare, durante la manifestazione, i prelibati frutti delle botti di Veneto, Friuli, Trentino Alto-Adige, Campania, Puglia, Sicilia, Toscana, Marche…
Oggi, nel segmento degli spumanti (i vini più popolari tra i russi), secondo i dati del 2011 pubblicati sul sito I numeri del vino, la forte crescita della Russia, ora al +66% annuale, continua a smorzarsi, anche per via delle meno favorevoli condizioni doganali dei vini italiani. Le esportazioni di spumanti sono ora stabili su un livello di circa 55 milioni euro annuali. Nonostante questo movimento, la Russia ancora non è il mercato principale per i produttori di vino perché le cifre delle vendite lasciano il nostro grandissimo paese molto indietro rispetto a grandi consumatori di vino italiano come la Germania, gli Stati Uniti e il Regno Unito.
Un altro problema, oltre alle abitudini dei russi, è il reperimento del giusto importatore. Paolo Stortoni, responsabile commerciale della Fattoria di Poggio Capponi (Toscana) ci ha detto che probabilmente non verrà in Russia nei prossimi anni, perché non riesce a conoscere dei veri importatori, in eventi di questo genere, perché gli stand degli importatori russi accolgono troppi privati rispetto a quanto avviene ai tavoli delle aziende italiane.  Stortoni sottolinea che, non conoscendo i vari tipi e le varie qualità dei vini italiani, le grandi catene che vendono il vino in Russia scelgono per la distribuzione i vini già  famosi all’estero, che perlopiù sono industriali. “Per loro, come per il consumatore russo medio – ha aggiunto -, non c’è alcuna differenza tra i vini della nostra coltivazione e quelli di qualsiasi altra”.
Secondo un altro medio imprenditore vinicolo, “E’ molto difficile entrare nel mercato russo, perché i nostri prezzi ai clienti di qui sembrano alti. Per esempio, in Italia un buon vino da pasto costa tra i 3 e i 5 euro, mentre i supermercati russi a questa cifra vendono solo vini di qualità molto bassa.”
Si tratta di Riccardo Panconesi, che svolge la sua attività di vinificazione a Firenze, producendo il famoso Chianti. In precedenza, si occupava di vendere mobili italiani in Russia, e il “Solo Italiano” è la prima occasione in cui può testare “l’effetto del vino” sui russi. Si occupa anche di agriturismi, e invita i russi a vedere e vivere le bellezze e rurali della sua regione. Dice che i russi amano il bello, e che sono molto aperti nei confronti delle novità.
La maggior parte delle aziende russe preferisce vendere i vini del Nord Italia, ma quelli meridionali sono in ascesa.
Gli esperti della MGB (una delle aziende russe importatrici) sono sicuri che sia giusto iniziare a far conoscere ai russi i vini dell’Italia del Sud, perché sono piu densi e pesanti, e assomigliano ai vini che i russi sono abituati a bere da tanti anni.
Solo dopo una degustazione di vini di questo tipo, possono apprezzarsi al meglio anche i vini “settentrionali”.
Posso confermarlo personalmente, attraverso un aneddoto: recentemente, mi sono trovata con degli italiani in un bar da poco inaugurato a Rostov-sul-Don. Guardando il menù, ci siamo accorti che un bianco del Trentino Alto-Adige era stato inserito tra i vini siciliani. C’è ancora tanto da fare, insomma, per far conoscere non solo i brand del vino italiano, ma anche la diversissima e qualitativamente eccellente produzione di tutte le regioni dello “stivale”.

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