Con Sabrina Impacciatore, madrina del festival N.I.C.E. 2015, ci siamo trovate a parlare subito dopo la proiezione del film “ll venditore di medicine”, di Antonio Morabito, dal quale entrambe eravamo rimaste colpite. 

- Il ruolo di madrina implica sempre una sorta di imparzialità, nei confronti delle opere presenti a un festival o, meglio, di ‘parzialità’ verso tutte loro, rispetto a ciò che circola all’esterno.
In questo caso, però, che cos’ha suscitato in lei l’opera di Morabito?

- Sono rimasta talmente tanto commossa dal film che non sono neanche riuscita a parlargli direttamente. E mi sento anche molto grata, perche Antonio ha letto in modo importante e comunicativo un tema scomodo e delicato. Sono davvero dispiaciuta che in Italia soltanto poche persone abbiano avuto la possibilità di vederlo, per questioni di distribuzione. Ad ogni modo, poiché questa è la sua opera prima da regista, sia come attrice che come cittadina italiana, sono davvero felice di veder nascere un grande artista con una grande coscienza civile.

- Le piacerebbe recitare in un film come questo? Ripercorrendo la sua filmografia (non fa eccezione neanche “Sei mai stata sulla luna?”, con Raoul Bova, presentato a questa edizione del N.I.C.E.), mi sembra sempre di averla vista interpretare personaggi con caratteristiche avulse da questo genere di storie: zitelle, ‘porta jella’, ragazze del Sud…

- Sì, sì, ha ragione [ride, ndr], ma è proprio per questo che mi piacerebbe moltissimo avere un ruolo diverso in un film così diverso. Peccato che finora non sia mai capitato. Ma se ricevessi una proposta del genere, accetterei subito. Questi film vanno fatti anche gratis, perché ci si crede in qualcosa, si vuole cambiare qualcosa, smuovere qualche coscienza. Penso che questo sia il cinema importante, il cinema che commuove, che fa emozionare e riflettere al tempo stesso.

- Cambiando un po’ argomento… prima volta a Mosca: che cosa ne pensa della città? 

- Me ne sono già innamorata: in pochissimo tempo, mi ha sorpreso ed emozionato in svariati modi, di giorno così come di notte. Suggestiva, romantica… o magari sono io che percepisco il romanticismo così!  A parte tutto, la cosa che mi colpisce di voi, dei russi, quando vi sento esprimervi, è che sembrate un popolo particolarmente colto. La vostra cultura e la vostra preparazione si percepiscono in modo netto.

- Che cosa è riuscita a vedere, in questi giorni?

- Oggi sono stata alla Galleria Tretjakov, la pinacoteca, e ho notato che i vostri pittori sembravano davvero appassionati dall’impressionismo, e da Degas, Van Gogh, Picasso: una interconnessione forte ma peculiare con l’arte occidentale, una grandezza che prima ignoravo e che adesso mi entusiasma. Mi è venuta voglia di documentarmi meglio sulla vostra cultura: riprendere in mano Dostojevskij, Tolstoj, leggere le fiabe russe…

 

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